sabato 26 marzo 2011

Quaresima 3. Metamorfosi del corpo: non indurite il cuore

Terza domenica di Quaresima, anno A
1Cor 10,1-4

Cristo e la Samaritana, Minitaura del Monte Athos (sec. XIII)

   La Trasfigurazione di Gesù, celebrata domenica scorsa, ha innescato la metamorfosi del mondo, iniziando da Colui che i samaritani e la Chiesa confessano Salvatore del mondo.
   La metamorfosi del mondo è innescata per grazia, alla samaritana Gesù rispone: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice..." (Gv 4,10). Grazia della Rivelazione che riguarda in primis il Rivelatore, colui che dona l'acqua viva, ben più grande del padre Giacobbe che diede il pozzo presso il quale si sta svolgendo l'incontro decisivo allora come già prima: presso il pozzo il servo di Abramo incontrò Rebecca (Gen 24,11-21), Giacobbe incontrò Rachele (Gen 29,1-12) e Mosé incontrò Sippora (Es 2,15-21).
   Grazia della rivelazione che inoltre riguarda l'interlocutrice samaritana del profeta giudeo, il quale rivela una conoscenza di lei inaspettata, inaudita e sorprendente, quando le dice: "quello che hai ora non è tuo marito". Infatti è solo il sesto uomo dopo i cinque mariti legalmente avuti, tutti uomini che non han saputo soddisfare la sete di vita di quella donna. Forse morendo prematuramente la lasciavano non solo vedova, ma anche senza figli. Ora si compie l'incontro con l'uomo decisivo della sua vita, il settimo e ultimo uomo, come settimo e ultimo giorno della settimana è lo Shabbat che orientando il tempo ed il mondo a Dio li rende fecondi, gravidi di vita, Gesù-Sabato dell'umanità dona alla samaritana ed in lei all'umanità intera, l'acqua viva che diventa in chi la beve: "sorgente che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14), di modo che non debba più cercare un uomo andando al pozzo.
    Grazia che prosegue con la Rivelazione del culto desiderato da Dio, non più solo legato ad un luogo geografico: "questo monte", oppure "Gerusalemme" (Gv 4,20-21), luoghi che inevitabilmente si contrappongono e si elidono a vicenda, bensì il culto legato al luogo spirituale, l'adorazione di Colui che i Giudei conoscono: "il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe [...] Dio dei viventi" (Mc 12,26-27), un Dio che quel profeta giudeo mostra di conoscere ad un tale grado di intimità, da chiamarlo "il Padre" (Gv 4,21.23).

Guercino, Cristo e la Samaritana (1640-41)

   La metamorfosi del mondo si svolge attraverso due fasi, la rinuncia al peccato (pars destruens) e l'adesione al Signore (pars construens). Due fasi che non si possono distinguere nettamente essendo cronologicamente non successive l'una all'altra, ma sino alla fine simultanee, poiché l'uomo creato ad immagine di Dio, perciò capace di aderire al suo Signore, è peccatore ed avendo perso la divina somiglianza dovrà lottare fino all'ultimo respiro per riorientarsi alla Sorgente dell'acqua viva cui anela. Esse hanno il loro fondamento cristologico nella parabola che descrive il mistero di Gesù Cristo: il suo abbassamento fino alla morte di croce e l'innalzamento o glorificazione nella resurrezione dai morti.
   La metamorfosi del mondo è già annunciata dalla prima lettura tratta dall'Esodo: quella roccia che san Paolo dichiarerà esssere il Cristo (1Cor 10,4) viene aperta dal bastone di Dio impugnato da Mosè divenendo la sorgente d'acqua che accompagnò il popolo nel deserto. Popolo spesso accusato dai profeti d'essere testardo, di dura cervice, dal cuore incirconciso e sclerocardico, esempio negativo al quale Dio chiede di non conformarsi: "Non indurite il cuore come a Meriba..." (Sal 94,8). Invocazione ripresa dal profeta Ezechiele come invito ad un rinnovamento interiore che giunga o abbia origine dal cuore, centro metafisico della persona umana, quando promette il trapianto cardiaco: "Toglierò dal loro petto il cuore di pietra, darò loro un cuore di carne" (Ez 11,19; 36,26). Trapianto che non avviene senza la collaborazione volontaria seppur faticosa del trapiantato. Solo le proprie lacrime di pentimento, o come dicono i padri di compunzione, ammorbidiscono la propria sclerosi e così rendono il cuore umile, capace di ospitare Dio, di modo che lo Spirito santo "zampilli per la vita eterna" (Gv 4,14).

lunedì 21 marzo 2011

Ecclesiologia architettonica 7. Sacro & pagano

Albert Durer, Apocalisse, La Donna e il drago (1496-98)
     
Negli anni 1950-54 Le Corbusier riedificò il santuario di Notre Dame du Haut a Ronchamp, universalmente nota quale esempio tipico, se non addirittura prototipico, dell'architettura religiosa moderna. Quì il sito del Dipartimento di Arte, Storia ed Archeologia della Columbia University di New York per una comoda e completa visita virtuale a 360° dell'opera.
     Ciro Lomonte, nel suo intervento dal titolo: "Quale idea di Chiesa nelle chiese contemporanee" pubblicato sul numero 629 de Il Covile, parlando di tale opera afferma (mie le sottolineature)
Le Corbusier riuscì a catturare lo spirito del luogo, tradizionalmente meta di pellegrinaggi anche in epoca pre-cristiana. Il punto è proprio questo: il genio di La Chaux-de-Fonds non era credente, costruiva totem dai contorni primitivi, lavorava sull’immaginario del subconscio. Le sue creazioni avevano un tono pagano, basato su un certo panteismo (p. 8).
il Luogo: la collina di Ronchamp

     Prima di affrontare il tema del sacro-pagano ho una domanda: come è possibile che uno dei massimi rappresentanti dell'architettura razionalista, il cosiddetto genio di La Chaux-de-Fonds, abbia lavorato “sull’immaginario del subconscio”? Il subconscio vive per lo più rintanato negli umidi ed ombrosi scantinati di casa, raramente si nasconde anche nei polverosi ma luminosi solai; vive cioè sotto il livello della coscienza e fuori dal suo dominio; perciò il subconscio è un'area umana totalmente preclusa a chi fa professione di fede nella sola Ragione, la quale abita solo i piani superiori illuminati e ferreamente controllati dall'autocoscienza. Per l'immaginario vale lo stesso discorso, essendo tali amplissimi spazi magici tristemente fuori dalla portata degli adepti del razionalismo. Salvo che, per fare salva la ragione da se stessa, non s'abiuri al dogmatismo razionalista, perché come sostiene Chesterton: "Pazzo non è chi ha perso la ragione, ma chi ha perso tutto fuorché la ragione" (Ortodossia).


Le Corbusier, Notre Dame du Haut, angolo sud-est


     Lo spirito del luogo e i totem da un parte, l’immaginario del subconscio dall'altra, rappresentano i due poli in cui si articola il sacro. I primi afferiscono alla dimensione oggettiva del sacro, alle ierofanie, le epifanie naturali e universali del sacro. Alle ierofanie è correlata immediatamente la dimensione soggettiva del sacro, la natura pagana dell'uomo, naturale apertura dell'uomo al sacro, cui appartiene anche l'immaginario, ma non solo. Il sacro ed il pagano non contraddicono la natura creata da Dio, ma la presuppongono e la affermano. A mio avviso vanno collocati nel contesto della creazione intrinsecamente orientata al Creatore. Lomonte, forse pensando di svilire, definisce le creazioni di Le Corbusier "dal tono pagano", ma siccome sta parlando di Notre Dame du Haut forse si riferisce solo a quest'opera, l'unica creazione di Le Corbusier cui convenga il bel titolo di opera sacra e quindi anche pagana. Magari tutte le creazioni di Le Corbusier fossero pagane! Purtroppo sono tremendamente aride e fredde, luoghi morti perché senz'acqua e privi di calore, pura espressione di cieco razionalismo. Per lo meno fino al capovolgimento che Le Corbusier compie con Notre Dame du Haut e proprio perché ha colto lo spirito del luogo, la collina che domina il verde ampio paesaggio dell'Haute-Saone ove è adagiato il villaggio di Ronchamp, un luogo che è stato meta di pellegrinaggi già in epoca pre-cristiana. Gli uomini, se seguono l'istinto primordiale che meraviglia, colgono la bellezza inscritta dal Creatore nei luoghi sacri, dai primitivi a Le Corbusier.

Interno parete Sud

Interno parete Est
Interno parete Nord


Interno parete Ovest


     Certamente esiste la reale possibilità che luoghi del mondo o il subconscio degli uomini siano posseduti dal "principe delle Potenze dell’aria "(Ef 2,2), il "principe di questo mondo" (Gv 12,31). Ma questa reale  eventualità rende evidente la necessità tuttora attuale degli esorcismi, sia per i luoghi che per gli uomini. Nei riti battesimali sono tuttora previsti gli esorcismi, per liberare gli uomini dal dominio di Satana ponendoli nel Regno di Dio, sotto la sua signoria. Per i luoghi destinati al culto cattolico, l’esorcismo è implicito nei riti di consacrazione dell’edificio sacro. Anche il sacro pagano, pre-cristiano o non cristiano, è creato da Dio e a Dio tende, può essere cristianizzato e tende a ciò, poiché Cristo è il Verbo creatore cioè Alfa/Inizio, ed è il Verbo incarnato per diventare l'Agnello immolato cioè Omega/Fine.
Albert Durer, Apocalisse, Trionfo dell'Agnello immolato (1496-98)

sabato 19 marzo 2011

Quaresima 2. Ascoltatelo


Seconda domenica di Quaresima, anno A
Es 34,29-35 / Dt 6,4-9 * Sal 81 * Rom 8,18-25 / 1Gv 3,1-3

Duccio di Buoninsegna, Trasfigurazione (1311)
   Il Vangelo delle Tentazioni di domenica scorsa ha indicato la via per vincere la prova della libertà: ricordare le sacre Scritture, senza aggiungere né togliere nulla. Come scrive l'apostolo Paolo a Timoteo: "Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia" (2Tim 3,16). Le Scritture trasmettono, infatti, la Parola di Dio, Parola che Dio rivolge agli uomini tramite i Profeti (Mosé ed Elia), finché giunta la pienezza dei tempi Dio parla attraverso il Figlio, Verbo incarnato. Gesù Verbo incarnato è al centro del racconto della Trasfigurazione: prima come Trasfigurato che conversa con Mosé ed Elia, poi quale Figlio amato da ascoltare come lo presenta la voce dalla nube luminosa.

   Tra i temi contenuti nel mistero della Trasfigurazione, il cammino quaresimale ne predilige due: l'unità delle Scritture e la trasfigurazione della carne. L'unità delle Scritture opera il collegamento con il mistero delle Tentazioni celebrato domenica scorsa ed è fondamento della fede cristiana, la cui confessione sacramentale è la meta della Quaresima. La trasfigurazione della carne introduce al mistero della nostra salvezza e della nostra santificazione celebrato subito dopo nel sacramento dell'altare e che verrà celebrato nelle prossime tre domeniche dedicate ai Vangeli giovannei della Samaritana, del cieco nato e di Lazzaro.
Trasfigurazione, Grande Lavra (1535)
   L'unità delle Scritture è scelto da Matteo come principio narrativo del suo Vangelo. Egli scrive con la costante intenzione di mostrare che Gesù è il Messia promesso, nel quale si compiono le Scritture: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento" (Mt 5,17). Il racconto della Trasfigurazione, posto dai Sinottici al centro dei rispettivi Vangeli quale svolta narrativa, trasuda unità delle Scritture: in primis l'apparizione di Mosé ed Elia, rappresentanti della Legge e dei Profeti, che conversano con Gesù trasfigurato; poi la voce proveniente dalla nube luminosa che ordina di ascoltare il Figlio amato. Le Scritture che quì parlano con Gesù, parlano di Gesù: "Voi scrutate le Scritture [...]: sono proprio esse che danno testimonianza di me. [...] Mosé ha scritto di me" (Gv 5,39.46). Solo grazie alle Scritture che quì indicano il primo Testamento, la Bibbia ebraica, è possibile riconoscere e confessare Gesù quale Messia atteso e Figlio di Dio. Perciò con Gesù splendente di gloria appaiono i due sommi rappresentanti delle Scritture, perché non si dà fede cristiana sine Scriptura.
La voce proveniente dalla nube luminosa senza ombra di dubbio è la voce di Dio, poiché origina dal tipico elemento delle teofanie, soprattutto quelle mosaiche; la Voce focalizza di nuovo l'attenzione su Gesù, dopo che i discepoli erano stati distratti dalla proposta di Simon Pietro di fare tre tende e la Voce dichiara l'amore ed il compiacimento di Dio per il proprio Figlio: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento", concludendo con l'ordine perentorio: "Ascoltatelo" (Mt 17,5). Tale ordine divino colloca Gesù sullo stesso piano di Mosé ed Elia, dei Profeti che hanno parlato molte volte ed in diversi modi nei tempi antichi (cfr. Eb 1,1), inaugurando quei giorni in cui Dio parla "a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1,2).
   Perciò come prima lettura sarebbe sommamente adatto il brano di Dt 6,4-9, dove Mosé prescrive l'ascolto come  l'atteggiamento spirituale fondamentale del popolo credente: "Shemà Israel", insegnamento confermato da Gesù nella risposta data allo scriba sul primo comandamento (cfr. Mc 12,29). A tal proposito un bellissimo detto arabo spiega che Dio ha creato l'uomo con una bocca e due orecchie, perchè dovrebbe ascoltare il doppio di quel che parla o parlare la metà di quel che ascolta. In effetti Dio non chiede all'uomo grandi cose, superiori alle sue forze, chiede soltanto d'essere ascoltato: perciò come Salmo responsoriale è più adatto il Salmo 81[80]. Asaf con quattro verbi invita a lodare Dio (esultate, acclamate, cantate, suonate), elencando quattro strumenti musicali (tamburello, cetra, arpa, corno) e poi enumera sette motivi per la lode: ti ho liberato, risposto, messo alla prova, fatto salire, abbandonato, contro i nemici volgerei la mano, sazierei. Alla lussureggiante preghiera umana fa da controcanto la semplice e monotona preghiera che Dio rivolge insistentemente all'uomo, supplica reiterata quattro volte: "Israele, se tu mi ascoltassi!" (Sal 81,9).

Beato Angelico, Trasfigurazione del Convento di san Marco (1441-43 ca.)

   La trasfigurazione delle carne è il secondo tema sviluppato dalla Quaresima. Gesù dà pieno compimento alla Legge e ai Profeti perché in lui, figlio di Maria e di Giuseppe, figlio di Davide, di Abramo, di Adamo, uomo come noi tutti, s'è incarnato il Verbo increato del Padre. Parola con cui Dio creò il mondo e continuamente lo sostiene; Parola rivolta ad Adamo, a Noè, ad Abramo, a Mosé, a Samuele, a Natan, a Elia, a Isaia, a Geremia, a Maria di Nazaret e fino a Giovanni figlio di Zaccaria, Profeti grazie ai quali la Parola increata ha assunto la forma ed il suono delle lingue umane, Parola di Dio nelle parole dell'uomo che in Gesù assume il sangue e si riveste della carne dell'uomo. Perciò la carne umana di Gesù, sul monte Tabor, divenne trasparente mostrando la gloria luminosa e splendente della divinità del Verbo, divinità raccolta ed ancora nascosta alla nascita, divinità nuovamente oscurata alla morte quando Gesù salì sull'altro Monte, il Golgota, per essere posto tra altri due testimoni discordi, mentre invece sono concordi le testimonianze rese da Mosé ed Elia sul monte Tabor. Allora la sua Divintà rifulse per un attimo soltanto e poi celarsi fino alla resurrezione, quando la teofania segreta della Trasfigurazione potrà essere svelata.
   Tutto ora passa attraverso l'ascolto di Gesù. Il cammino verso Gerusalemme è guidato da lui, dalla sua Parola. Gesù è la Parola fatta carne che si dona come parola da ascoltare e fare, come carne da mangiare e condividere, compiendo anche in noi il mistero della sua Trasfigurazione. In Gesù la trasfigurazione avviene solo sul piano dei fenomeni visibili, ma non c'è vero mutamento, poiché egli è "l'agnello immolato fin dalla fondazione del mondo" (Ap 13,8). Viceversa in noi creature peccatrici, la trasfigurazione avviene su tutti i piani dell'essere e del vivere: è conversione iniziale e continua, cammino di penitenza, ritorno alla casa del Padre, trasformazione dell'uomo vecchio in uomo nuovo, restauro dell'immagine di Dio deturpata dal peccato e realizzazione della sua somiglianza. Tutto ciò avviene per opera sinergica della Grazia di Dio, lo Spirito Santo presente nella nube luminosa, e della libertà umana che sola può aprire la porta del cuore per accogliere questa sovrabbondante effusione d'amore. Gesù oggi si trasfigura mostrando per un attimo la sua identità di Figlio di Dio, ma poi, per amore nostro, si lascerà sfigurare dal Peccato e dalla Morte, affinché anche noi peccatori possiamo, se vogliamo, diventare ciò che siamo in potenza: figli di Dio.
   Per mostrare al meglio questa interiore dinamica della Trasfigurazionne sarebbe utile scegliere la seconda lettura tra questi brani del nuovo Testamento che mettono in risalto il dono di grazia orientato alla trasfigurazione del credente e del mondo: Rom 8,18-25 oppure 1Gv 3,1-3. San Paolo scrive ai Romani: "L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio" e pure Giovanni: "Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! [...] ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso" (1Gv 3,1-3).

lunedì 14 marzo 2011

Quaresima 1. Come Davide

Prima domenica di quaresima, anno A
Gen 2,15-17; 3,1-13 * 1Cor 10,1-13


Botticelli, Le tentazioni di Cristo

   Gesù è tentato dal diavolo, proprio come noi. Ergo non siamo soli nemmeno quando siamo tentati, Gesù è con noi che siamo tentati, tentato.
   Gesù lotta con il diavolo per noi, per insegnarci come vincere le sue tentazioni. Gesù vince grazie a ciò che "sta scritto", ... non di solo pane (Dt 8,3), non metterai alla prova... (Dt 6,16), il Signore adorerai... (Dt 6,13)" e alla fine della lotta può dire a Satana: "Vattene!"

Durer, Adamo ed Eva (1504)

   Anche il diavolo, poverino, ha cercato di usare la sacra Scrittura per tentare Gesù, quando, dopo averlo portato sul pinnacolo più alto del tempio, gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù, sta scritto infatti: Ai suoi angeli... (Sal 91,11-12)".
   Molti anni prima di allora, secoli e millenni orsono, il diavolo aveva avuto la prima vittoria, quella originale,  grazie alla sua astuzia proverbiale, inventando le caramelle avvelenate. Ripeteva le parole di Dio, dolci e buone come le caramelle, ma le alterava, rendendole così amare e mortali come il veleno.
   Aveva incontrato la Donna, la prima che poi fu chiamata Eva, alla quale aveva chiesto se era vero che Dio aveva vietato di mangiare di tutti gli alberi del giardino. Il diavolo, poverino, ama il divieto assoluto di mangiare, poiché lui essendo puro spirito non ha mai bisogno di magiare, mentre noi che siamo, per nostra fortuna, anime incarnate viviamo nel bisogno di nutrirci. Donna Eva, presa alla sprovvista, cercò di ricordarsi il racconto che gli aveva fatto poc'anzi il suo Adamo e veloce a parlare come poi tutte le sue figli, corresse il grosso e palese errore commesso astutamente dal diavolo: "Dei frutti degli alberi noi possiamo mangiare" (Gen 3,2). Fin quì tutto bene e allora continuò sicura: "ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto..." e si fermò un attimo dubbiosa, oddio, non ricordo quale dei due alberi, ma oramai devo finire la frase troppo frettolosamente iniziata, imparerò mai a tacere e a non rivolgere la parola ai rettili, ma appunto, è solo un rettile, e concluse rapidamente, proprio come aveva iniziato: "... non dovete mangiarne e non lo dovete toccare" (Gen 3,3). Donna Eva così corresse rapidamente pure il Padre Eterno, aggiungendo al divieto unico: "Non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male" (Gen 2,17), anche il divieto di toccare, così trendy, così spirituale non sporcarsi le mani toccando la squallida e un po' volgare creazione materiale!
   Lo spiritualismo del diavolo ascetico digiunatore, ha già fatto un'adepta ma con una aggravante. Agli occhi di Eva, Dio è la fonte dei divieti, anche del secondo che in verità è solo farina del suo sacco. Donna Eva ha così costruito il primo idolo. Così ebbe inizio la tradizione degli uomini, tanto esecrata da Gesù (cfr. Mt 15,1s) perché è una spietata concorrente del comandamento di Dio che è uno solo: "Io sono il Signore tuo Dio" (Dt 6,13), tu sei la mia creatura.
   Adamo, come spesso nella storia, fa la figura del bambo. A differenza della loquacissima compagna, non dice nulla e tace, eppure proprio lui è l'unico testimone diretto del comandamento di Dio. Quello sarebbe il momento per ricordare le parole che Dio ha dette proprio a lui, rammentare la Parola e dirla ai due esseri che stanno adulterando Dio riducendolo ad un idolo muto, al quale Adamo tacendo assomiglia sempre più. Tace e mangia ciò che lui sa esser vietato da Dio. La donna che avrebbe dovuto tacere parlò, mentre l'adamo che doveva parlare tacque! Il silenzio e la quasi assenza di Adamo, significano la perdita della memoria di Dio: Adamo tace perché non fa memoria della Parola del Signore, l'unico alimento che sazia la fame dell'uomo.

Piazza di Spagna, re Davide

   Se Adamo dimentica la Parola di Dio ed Eva adultera il Comandamento, il salmo responsoriale odierno apre alla speranza con l'umile re Davide che nel Miserere raggiunge uno dei vertici della poesia religiosa mondiale. Quando il profeta Natan andò da lui, a nome e per conto del Signore lo riprese, gli ricordò la Parola di Dio e Davide davanti al Signore fa il giudizio di sé, riconosce il suo peccato e senza ritegno, senza paura lo confessa al Signore: "Pietà di me, o Dio, nel tuo amore" (Sal 51,3).
   La figura di Davide è la più importante. Sottoposti alla tentazioni, possiamo cadere, come in realtà capita spesso, ma non sono le mille cadute che contano, quanto la risposta che diamo ai nostri e altrui fallimenti. Non rinchiudiamoci come Adamo ed Eva nello sterile gioco dello scarica barile, prendiamo su di noi le nostre colpe come Davide e chiediamo pietà a Colui che può perdonarci perché ha vinto Satana.
Nessuna tentazione, superiore alle forze umane, vi ha sorpresi; Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere  (1Cor 10,13)

giovedì 10 marzo 2011

Ecclesiologia architettonica 6. spirito cattolico

    Et et è la formula che sintetizza meglio lo spirito cattolico, viceversa aut aut sintetizza lo spirito protestante. Cattolico significa "secondo il tutto" e si riferisce in primo luogo alla verità e ai mezzi di grazia che appunto la Chiesa Cattolica riceve da Dio e custodisce indefettibile per elargirne i credenti.
     
     Riguardo al nostro tema ciò significa che contrapporre reiteratamente i termini coinvolti nel discorso liturgico-architettonico non è cattolico. Viceversa è cattolico tenere insieme i termini, et et: l’edificio chiesa è simultaneamente domus ecclesiae e domus Dei, le due cose non si possono separare, sono una dentro l’altra, proprio come non si possono separare le due nature di Cristo. La Chiesa è corpo sociale, fatta di rapporti umani, di volti noti, è comunità di persone che cercano di amare il Signore e in Lui di amarsi perché da Lui amate. La stessa Chiesa è Tempio del Dio vivente, mistero che travalica i tempi e gli spazi, creatura della Trinità; solo tenendo unite le due realtà, domus ecclesiae e domus Dei, comunità locale e chiesa universale, la Chiesa può essere, come è: “in Cristo, il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio” (LG 1).
            
     Lo stesso discorso per il mistero eucaristico, del quale non si può continuamente contrapporre la duplice natura sacrificale e conviviale. Il sacrificio eucaristico, vero ed incruento memoriale dell’unico sacrificio cruento della Croce, è intimamente orientato al banchetto eucaristico, quale sua premessa necessaria, dato che l’unico Sommo Sacerdote cristiano è Gesù Cristo che offre se stesso in sacrificio eterno, affinché i suoi possano mangiare la sua carne e bere il suo sangue e così avere la vita (Gv 6,53s). Quindi l’altare deve essere un vero altare, sopra il quale deve stare appesa la Croce, e nello stesso tempo deve essere il tavolo del banchetto nuziale, dove si consumano le nozze eterne tra lo Sposo e la sposa, tra Cristo e la Chiesa. Infatti, se il sacrificio è la premessa del banchetto, il banchetto è il fine del sacrificio.

Basilica Vaticana di san Pietro

     Un discorso più articolato va fatto circa la vexata quaestio dell'orientamento liturgico e quindi architettonico. Infatti l'orientamento liturgico non coinvolge un solo ed unico soggetto, ma una pluralità gerarchica, formata dall'Assemblea del Popolo di Dio e dal Ministro Ordinato che la presiede. Mentre il Popolo di Dio non può che essere sempre e soltanto rivolto a Dio, atteggiamento spirituale e corporeo  che s'esprime col volgersi verso Oriente da dove sorge il Sole di Giustizia; i Sacerdoti cristiani esercitano la loro partecipazione sacrametale all'unico sacerdozio di Cristo, in virtù della quale partecipano alla sua mediazione tra Dio e gli uomini, volgendosi ora verso Dio insieme al Popolo santo quali sue guide e rappresentanti, ora volgendosi verso il Popolo quali rappresentanti di Dio, suoi ministri.
     Tale struttura articolata della Chiesa formata dal Popolo di Dio, cui appartiene anche la Gerarchia, e dalla Gerarchia, alla quale il Popolo non si riduce, deve riflettersi anche nella conformazione architettonica della chiesa:
  1. Anzitutto essa deve essere esattamente orientata al fine di permettere la preghiera orientata a Dio e di plasmare ad essa la Chiesa
  2. Inoltre l'altare-mensa deve essere staccato dal muro onde permettere al sacerdote di poter deambulare attorno ai suoi quattro lati e così occupare i due poli simbolici della sua funzione mediatrice, ora davanti all'altare alla testa del Popolo in preghiera, ora dietro l'altare rivolto al Popolo quale rappresentante di Dio

mercoledì 9 marzo 2011

Ecclesiologia architettonica 5. La fede necessaria all'artista

Porta laterale della cattedrale di Trento
       Recentemente ho visitato Trento e sono stato allegramente sorpreso da questa soluzione di colonne annodate; trovo sia una plastica descrizione della fede, così come la vivo e la penso: incontro tra la sovrana libertà di Dio che si espone e la piccola ma determinate libertà dell'uomo che in essa si compie e viene salvato.
       La fede è realtà primordiale e dinamica che nella sua complessità non patisce riduttivismo alcuno. 
       Essa è primordiale perché è la prima conseguenza dell’essere creature. Nessuno si è creato da sé, ciascuno è creato da Dio, quindi il Creatore viene prima ontologicamente, logicamente e cronologicamente le creature; proprio come nessuno è concepito da sé. Il dato di fatto che ciascuno è posto in essere nel mondo da qualcun altro, dice la natura assolutamente graziosa della vita, dell’essere ed esistere di ciascuna creatura. Ciò suscita una fiducia spontanea e di totale buon senso verso coloro che ci hanno generati, primo segno efficace, immagine sacramentale del Creatore.
        La fede è universale, naturale e soprannaturale. Essa si radica nella fiducia umana, primo sentimento umano. Su codesto sentimento naturale umano s’innesta la dimensione religiosa della fede, portandolo a compimento con l'apertura alla dimensione soprannaturale della fede. Tale dimensione è donata per sola grazia da Dio nel rivelare Se stesso, col quale Dio si rivolge personalmente, liberamente e storicamente al singolo uomo. Perciò la fede non è una realtà statica che semplicisticamente c’è o non c’è, ma è dinamica perché dalla conversione nasce e di conversione vive. Conversione che sostanzia fino all’ultimo respiro la vita del credente e che nel tempo della divina pazienza lo riorienta a Dio: “Sursum corda. Habemus ad Dominum”, recita il Messale romano all’inizio del Prefazio.
       
Sagrada Familia, Angeli della facciata della Natività

       La fede necessaria per iniziare un’opera d’arte sacra è solo germinale, essendo sufficiente, a mio modesto avviso, due sole condizioni: la fede nella bontà/beltà del mondo e la disponibilità all’ascolto, ovvero il rifiuto della chiusura preconcetta e pregiudiziale a Dio che sempre parla in molti e diversi modi (Eb 1,1s). Al resto Dio provvede. Niente di più e niente di meno.
       Ciò è avvenuto allo scultore giapponese Etsuro Sotoo, da pagano che era è stato convertito dal Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia, edificio di pietra e di luce che materialmente e spiritualmente  esprime la fede cristiana. L'artista si può dire cristiano quando plasma la materia affinché esprima la vocazione spirituale della materia stessa e trasfigurata grazie all'opera dell'artista, celebri la gloria del Dio vivente. Ciò che conta non è lo status soggettivo dell'artista rispetto al Credo, la fides quae creditur cioè se egli sia o meno un credente, quanto il rispetto che l'artista, credente o meno, porta al contenuto oggettivo della fede cristiana, la fides qua creditur.
       Ciò mostra il grande potere dell'ecclesiologia architettonica rettamente ispirata da un santo qual'è Antoni Gaudì. Ciò smentisce la tesi spiritualista e antimaterialista che riduce la Chiesa alla sola comunità di persone, disincarnandole dal loro stesso corpo e mondo. Viceversa  in principio c'è la santità di Dio e dei suoi santi, tra cui l'architetto Gaudì che secondo la verità trasmessa e dal libro della Natura e dal libro della Scrittura ha progettato e iniziato a creare  il Tempio espiatorio. Dal sito ufficiale della Sagrada Familia ho copiato e tradotto le seguenti informazioni:

Etsuro Sotoo
Etsuro Sotoo arrivò a Barcellona nel 1978. Fin da quando era un ragazzino ebbe molto chiaro quello che voleva fare nella vita: scolpire la pietra. Così decise di venire in Europa, perché quì la cultura della pietra è più viva. Per caso entrò nella Sagrada Família e decise che quella era la pietra viva che voleva scolpire. Ciò avvenne 31 anni orsono. La sua passione era così grande che il 3 novembre 1991 è diventato cattolico: il suo lavoro nel Tempio Espiatorio lo aveva portato a contatto con tutta la simbologia cristiana e così scoprire che la Sagrada Familia è un'introduzione alla fede cristiana. Ha fatto le sculture degli angeli cantori e musici della facciata della Natività, ha curato il restauro del chiostro e la decorazione per le finestre a forma di frutta. I frutti sono stati collocati a seconda della stagione dell'anno: sulle finestre orientale, all'angolo della facciata della Natività, ci sono i frutti dell'estate: nespole, ciliegie, prugne, pesche e mele. Sulle finestre occidentale, all'angolo della facciata della Passione, i frutti invernali: castagne, cachi, fichi, mandorle e pere.
Sagrada Familia, Angeli musici della facciata della Natività

sabato 5 marzo 2011

Ecclesiologia architettonica 4. l'uomo diventa ciò che contempla

   Il giudizio sull'attuale iconoclastia nelle Chiese occidentali, può sembrare avventato. Infatti da anni vi imperversa la moda delle Icone orientali... che per l'appunto è solo moda (sic!), cosicché il mistero delle Icone resta sigillato.

Duccio di Buoninsegna, Trasfigurazione

   In occasione del XII° centenario del II Concilio di Nicea (878-1987), il patriarca di Costantinopoli  Dimitrios I, scrisse una lettera enciclica sulla teologia delle Icone, nella quale condanna alcune distorsioni: “la loro riduzione a elementi decorativi” apprezzate “solamente come opere d’arte” e la loro riduzione “ad articolo commerciale […] secondo i metodi attuali di riproduzione industriale”(Dimitrios I, Il Concilio di Nicea e la teologia delle Icone, 28).
   L'Occidente secolarizzato, ma assetato di vita spirituale, recupera così le briciole che cadono dalla tavola sontuosamente imbandita dell'Oriente cristiano, usando le Icone come mero "elemento decorativo"; riduzione intollerabile e blasfema per l'Ortodossia, ma già molto per chi come noi ha i sensi stuprati dalle superfici lisce, uniformi e piane, dal (ab)uso monocromatico e unitonale dei colori, ridottoti al bianco asettico o al grigio cemento, dalle forme geometriche semplificate, ridotte a vuoti concetti astrattti o decostruite in omaggio alle mode passeggere del momento. Talvolta nelle fredde e disadorne chiese contemporanee, apparentemente abbandonata e fuori contesto, un'Icona brilla solitaria nella liquida tenebra versata nello scatolone di cemento chiamato chiesa, dando ancora una flebile speranza a chi cerca Dio.
    Quindi il patriarca Dimitrios I riafferma la necessaria compresenza di tre fattori affinché il mistero dell'Icona si realizzi:il pittore che mette in opera il suo soggetto […] la creazione materiale nella sua funzione spirituale particolare […] l’uomo che contempla l’icona il quale diventa simile a ciò che è rappresentato" (Idem, 31).


Michelangelo, Creazione di Adamo, Cappella Sistina
   L'iconografo contempla la Luce increata che brilla sul volto del Cristo e con la sua opera fa emergere dalla materia creata la sua funzione spirituale, Luce che il contemplativo diventa, contemplandola nella rappresentazione scritta dall'iconografo. L'uomo, con la contemplazione: "diventa simile a ciò che è rappresentato". Ciò, purtroppo, accade sempre e comunque, a prescindere da ciò che è rappresentato e da come è rappresentato. Avviene perché l'uomo non è solo ciò che mangia (Feuerbach, Il mistero del sacrificio), ma è anche ciò che vede, come è scritto degli idolatri: "Diventi come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida!" (Sal 114,8).
   La moda dell’Icona esprime da un lato la sete spirituale che imperversa nell’occidente secolarizzato, dall’altro conferma paradossalmente l’incapacità occidentale di contemplare, di risalire dalla realtà visibile all’invisibile, perché nulla è più dato oltre il visibile, dentro il cui stretto orizzonte ci siamo costretti. Nessuno slancio verticale, ne tuffo nelle profondità, solo una dimensione, piatta, noiosa ed uniforme in cui si muore pian piano, se mai si è vissuto. Questa è la caratteristica principale delle chiese contemporanee la riduzione della spazialità al solo piano orizzontale, con la perdita dell’altezza (cupola, volta) e della lunghezza (navata, abside), dato che già da molti secoli è andata perduta la dimensione della profondità (cripta).