lunedì 22 ottobre 2012

Sul premio Nobel per la pace 2012 alla UE

Il Comitato Norvegese del premio Nobel per la Pace ha assegnato l'edizione 2012 all'Unione europea "per aver contribuito per oltre sei decenni al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani".
Thorbjørn Jagland Presidente del Norwegian Nobel Committee annuncia il Nobel per la pace 2012
L'Unione europea ha veramente fatto ciò?
Veramente ha dato un tale contributo alla crescita di pace, riconciliazione, democrazia e diritti umani da meritarsi il prestigioso riconoscimento?
E ciò per "oltre sei decenni", ovvero da prima il 1952. Curiosamente nel 1952, il 27 maggio, venne firmato il Trattato istitutivo della Comunità Europea di Difesa (CED), mai entrato in vigore perché respinto il 30 agosto 1954 dall'Assemblea Nazionale francese, passo non portato a compimento che sarebbe stato necessario per indirizzare l'integrazione europea anche verso lidi politico-militari. Prima del 1952 avvennero due fatti storici decisivi: il 9 maggio 1950 la Dichiarazione Schuman con la quale ebbe inizio l'integrazione europea con la condivisione delle risorse legate all'acciaio e che sfociò nel Trattato di Parigi, firmato il 18 aprile 1951, istitutivo la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA).
In definitiva il premio Nobel è ben meritato?
Non credo.
E siccome chi controlla il passato, controlla anche il presente e quindi ipoteca il futuro, bisogna sottoporre a verifica storica le motivazioni della decisione politica presa dal Norwegian Nobel Committee.
 Chi è il Norwegian Nobel Committee?
Il Comitato Norvegese per il Nobel è formato da cinque membri, eletti dallo Storting (il Parlamento norvegese) con un mandato quinquennale; gli attuali componenti sono così presentati sul sito del Comitato:
Thorbjørn Jagland - Presidente: Segretario generale del Consiglio d'Europa. Membro Laburista dello Storting (1993-2009). Primo ministro (1996-1997). Ministro degli Esteri (2000-2001). Presidente dello Storting (2005-2009). Membro del Comitato dal 2009, nominato per il periodo 2009-2014.
Kaci Kullmann Five - Vicepresidentessa: Presidentessa dei giovani conservatori (1977-1979). Membro dello Storting (1981-1997). Ministro del commercio, della navigazione e degli affari europei (1989-90). Presidentessa del Partito Conservatore (1991-1994). Membro del Comitato dal 2003, riconfermata per il periodo 2009-2014. 
Inger-Marie Ytterhorn: Consigliere politico anziano del gruppo parlamentare del Partito del Progresso. Membro dello Storting (1989-93). Membro del Comitato ad hoc della legge elettorale (1998-2001). Membro del Comitato dal 2000, riconfermata per il periodo 2012-17. 
Berit Reiss-Andersen: Avvocato presso lo studio legale Reiss-Andersen & Co. Presidentessa dell'Ordine degli Avvocati norvegese dal 2008. Segretario di Stato del Dipartimento di Giustizia (1996-97). Membro del Comitato dal 2012, nominata per il periodo 2012-2017. 
Gunnar Stålsett: Leader del Partito di Centro (1977-1979). Vescovo di Oslo (1998-2005). Membro del Comitato negli anni 1985-1990, 1994-2002 e dal 2012-17.
Bandiera del Regno di Norvegia
Come si vede è un organo totalmente politico perché nominato integralmente dal Parlamento Norvegese e per il carattere esclusivamente politico degli eletti.
Tre su cinque sono stati parlamentari (Jagland, Kullmann Five e Ytterhorn), di cui uno Presidente del Parlamento (Jagland).
Tre sono stati leader nazionali di partiti norvegesi: Jagland dei Laburisti (1992-2002), Kullmann Five dei Conservatori (1991-94), Stålsett dei Centristi (1977-79).
Tre sono stati membri del Governo: Jagland, Kullmann Five e Reiss-Andersen per i Laburisti.
Uno è stato vescovo luterano di Oslo.
Tutto si può dire, tranne che non sia un organo politico, cesellato con il manuale Cencelli quale specchio del Parlamento Norvegese: il Partito Laburista, quale primo partito norvegese, ha due membri (Jagland e Reiss-Andersen), i Partiti Conservatore (Kullmann Five), del Progresso (Ytterorn) e di Centro (Stålsett) hanno un membro a testa.
La Norvegia ha sottoposto due volte a verifica referendaria l'adesione alla CEE/UE, nel 1972 e nel 1994 ed in entrambi i Referendum la maggioranza bocciò l'adesione (53,5% e 52,2%). Il primo tentativo, contrattato dal Governo Norvegese con l'allora CEE, era già stato approvato dal Parlamento con un'ampia maggioranza, ma la sonora bocciatura referendaria provocò le dimissioni del primo ministro laburista Trygve Bratteli e nuove elezioni.
Infine è interessante verificare le posizioni dei partiti norvegesi rispetto all'adesione all'Europa: Laburisti e Conservatori sono gli unici partiti filo-europei, prevalentemente ma non strenuamente; tutti gli altri Partiti sono fieramente contrari.
Forse perché la ricca Norvegia diverrebbe contribuente netto delle casse UE?

Bandiera della UE
Senza dubbio anche la Ue ed i suoi numerosi predecessori UEO, CECA, CED, EURATOM, CEE, CE e Schengen ha dato un piccolo contribuito a far progredire nel subcontinente europeo pace, riconciliazione, democrazia e diritti umani. Un subcontinente che ha conosciuto nel secolo scorso una lunga Guerra Civile Europea (1914-99), per comodità o stupidità divisa in più periodi:
  1. Prima Guerra Mondiale (1914-18)
  2. Seconda Guerra Mondiale (1939-45)
  3. Guerra fredda (1949-89)
  4. Guerre jugoslave (1991-99): Slovena (1991), Croata (1991-95), Bosniaca (1992-95), Kosovara (1996-99)
La Guerra Civile Europea che iniziò nei Balcani, nei Balcani è quasi finita. Quasi perché il Kosovo è un Protettorato Internazionale; ha proclamato l'Indipendenza nel 2008, ma non è ancora riconosciuto a livello diplomatico, soprattutto dalla Serbia dalla quale si vorrebbe separare; nel Kosovo sono ancora dispiegate le forze ONU-KFOR.

Dove sono "i sei decenni di pace e riconciliazione" per cui la UE meriterebbe il Nobel?

I tre Presidenti della UE: Barroso (Commissione - PPE, Portoghese), Van Rompuy (Consiglio - PPE, Belga), Schultz (Parlamento - PSE, Tedesco)
Dopo la Seconda Guerra Mondiale ebbe inizio il processo di integrazione europeo, presto deragliato involvendo in senso burocratico-economicistico.
La UE è nata durante la Guerra Fredda nel campo occidentale e grazie all'appartenenza di tutti i paesi fondatori alla NATO ha conservato la libertà politica.
Grazie al piano Marshall statunitense ha potuto riprendersi economicamente e promuovere lo sviluppo economico.
Grazie all'opera morale di Giovanni Paolo II la cortina di ferro è caduta e l'Europa dell'est ha ritrovato la libertà.
Quindi l'indipendenza politico-militare, lo sviluppo economico e la libertà del subcontinente europeo sono state ottenute e garantite non dalla UE, ne dai suoi predecessori, ma da altri attori rispetto all'Europa, soggetti esterni all'Europa o più ampi della UE stessa: la NATO, gli USA, il Vaticano di papa Wojtyla.
Alla prova del nove l'Europa ha fallito miseramente, mostrando l'inconsistenza storico-politica del processo integrativo in corso.
Quando si trattò di risolvere pacificamente le gravi questioni jugoslave, tenute in congelatore dalla dittatura comunista di Tito, non è riuscita a evitare le Guerre, ne è riuscita a farle cessare da sola, ma necessitò dell'intervento della NATO e degli USA. Cosa che si è ripetuta anche nella guerra del Kosovo.

martedì 16 ottobre 2012

Quale Dio è morto secondo Nietzsche?

mons. Gerhard Müller
Leggendo sul Foglio di sabato scorso l'intervista a mons. Gerhard Müller, pro-prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede mi son chiesto QUALE DIO NIETZSCHE HA DICHIARATO MORTO?
Esiste, infatti, una sola realtà di Dio, una sola Sostanza divina, ma non esiste un solo concetto di Dio, bensì molte idee, diverse tra loro e nessuna equivalente.

Friedrich Nietzsche
C'è il Dio di Kant; ironia della sorte il filosofo di Konigsberg, colui che precluse alla ragione umana la possibilità di conoscere Dio e lo ridusse a mero postulato della morale, portava il bel nome messianico di Emmanuele che significa Dio con noi; ovviamente Dio era anche con lui, mentre lui era su Dio solo con la sua ragion pratica e non con la sua ragione pura, intimemente scisso nella sua ragione.
Il povero Federico N. fu quindi un buon medico necroscopo, egli si prese la briga di stilare ufficialmente il certificato di morte, senza cui non si può procedere a seppellire il cadavere del concetto kantiano di Dio.
Immanuel Kant

Il Dio vivo e vero, può subire questa tremenda menomazione, esser ridotto alla mera voce della coscienza? Kant ebbe la pretesa assurda che l'intima presenza divina che risuona come voce e come luce illumina la coscienza di ogni uomo, dovesse risuonare nella sola coscienza individuale senza anche risplendervi ed illuminare la vita, la natura e la storia dei singoli e dei popoli. E l'umanità dovette subire le infauste conseguenze di tale riduzionismo intimista della nozione di Dio.
Dio non può essere solo voce che grida nel deserto della coscienza del singolo individuo.
C'è il Dio dei mistici e dei profeti, Fuoco che arde nelle loro ossa, marchia la loro carne e sopravanza le capacità intellettive, facendoli ora gemere di stupore, ora protestare che Dio non è così, è più grande, è "Id quo maius cogitari nequit", ora tacere ammutoliti perché Dio è sovra-razionale e gli strumenti del pensiero e del linguaggio di cui gli uomini sono dotati, sono inadeguati a pensarlo e a dirlo.
C'è il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo, della Chiesa e di Pascal.
Blaise Pascal

domenica 16 settembre 2012

Materialismo economico della classe dirigente europea


Ho letto con interesse l'articolo di Giuseppe Vegas, pubblicato sul Foglio del 13 settembre 2012, col titolo: "Perché la soluzione della crisi finanziaria europea è anzitutto geopolitica" (questo link apre l'elenco della rassegna stampa, scorrendola fin quasi in fondo trovate il link al testo integrale dell'articolo). L'autore è un personaggio poliedrico, grande esperto di finanza pubblica, è giurista, giornalista e docente universitario; è stato sottosegretario, viceministro e parlamentare; dal gennaio 2011 è Presidente della Consob: rappresenta a pieno titolo la classe dirigente del nostro paese.
Una classe dirigente che dimostra di aver capito ben poco della crisi che attanaglia l'Europa o €.p.A.
La crisi non è solo economica, come crede Vegas, è politica, culturale, spirituale. Ergo la sua soluzione non può che essere spirituale, culturale, politica e dulcis in fundo economica. Chi è l'Occidente di cui si parla? Quale identità ha? Che progetti e ambizioni coltiva? Mohammed Morsi, fratello mussulmano e presidente egiziano, ha dichiarato: "Il Profeta è una riga rossa che nessuno deve toccare". Credo che abbia fatto bene a ricordare all'Occidente che esistono valori intangibili, per difendere i quali si è pronti a battersi fino alla morte. La questione, infatti, è la seguente: l'Europa ha una riga rossa? C'è ancora qualcosa di inviolabile per noi occidentali,oppure siamo divenuti così cinici da credere che tutto abbia un prezzo, tutto sia mercificabile? Il relativismo ha forse ingoiato ogni riga rossa, ogni valore intoccabile, lasciando l'Occidente interiormente vuoto, senza fibra morale perché senza fede in alcunché?

"L'Europa è la dimostrazione pratica che il benessere dei cittadini dipende da uno sviluppo economico generalizzato che non si è mai realizzato in paesi che non fossero democratici". Questa è la sintesi del pensiero di Vegas e delle classi dirigenti europee, pensiero che potremmo definire MATERIALISMO ECONOMICO. Ambiguamente Vegas ha lasciato il concetto chiave, benessere,  privo di ogni specificazione, ma dal contesto emerge chiaramente un solo aggettivo: si sta parlando del benessere materiale. Esso è sufficiente? è vero benessere quello ridotto alla ricchezza materiale? Il solo buon senso ci dice che il benessere materiale non è sufficiente senza il benessere spirituale e morale. Anche il Vangelo insegna l'integrità del benessere materiale e spirituale: con la parabola dei talenti (Mt 25,14-30) auspica l'iniziativa privata e l'arricchimento, mentre con la parabola del ricco stolto (Lc 12,13-21) condanna ogni cupidigia e invita ad arricchirsi anche presso Dio e non solo per sé.
Quindi Vegas ripete il ritornello che lega lo sviluppo economico alla democrazia; vero sul piano storico fino a qualche decennio fa, ma ormai palesemente smentito dai paesi a capitalismo autoritario come la Cina, dove lo sviluppo economico anche diffuso si sta realizzando in un paese non democratico.
La madre di tutte le questioni non è il mantenimento dell'euro come afferma Vegas. Una moneta imposta dalla Francia alla Germania quale condizione per la sua riunificazione e che si è ritorta nell'imposizione all'Europa del modello economico tedesco. Moneta unica e progetto politico-costituzionale fatti senza voler consultare tutti i popoli europei coinvolti, anzi obbligando quei pochi che han potuto votare, a modificare il proprio responso per adeguarlo alla volontà dell'elite tecnocratica che ci governa (Danimarca 1992 bocciato, approvato nel 1993; Irlanda 2008 respinto, approvato nel 2009). Questa la chiamano democrazia. Per correttezza devo precisare che in taluni paesi il responso negativo è stato accettato (Norvegia 1972 e 94, Danimarca 2000, Irlanda 2001, Svezia 2003, Francia 2005). A mio avviso madre di tutte le questioni è la rifondazione della UE sulla realtà storica e geopolitica dell'Europa, abbandonando l'idea utopica di Europa coltivata e affermata da alcune sue elite. La realtà dell'Europa è che essa si abbevera alle radici cristiane, oppure non è, autodestinandosi al declino fino alla scomparsa dal mondo dei vivi per entrare nel museo della storia.

Vegas annuncia la sua profezia: "L'euro è soprattutto il simbolo dell'unione politica che verrà". A mio avviso un simbolo diabolico, ovvero, un simbolo divisivo e non unitivo che nega ciò che afferma, una contraddizione. L'unione politica che verrà, disperiamone, è quella che alcuni, pochi, hanno voluto e vogliono, edificandola sulle labili fondamenta dell'economia e contro la storia comune del continente europeo. Un continente che non è geograficamente tale, essendo mera propagine occidentale, Europa appunto, del grande continente euro-asiatico, i cui confini sono di difficile identificazione, essendo soprattutto culturali, una geografia dell'anima. E come tutte le case costruite sulla sabbia, anche l'€ crollerà.

 
Da profeta Vegas diventa anche legislatore supremo: "L'euro è irrinunciabile, e dunque l'Europa esiste".
Ecco raggiunto l'acme della follia o stupidità dei tecnocrati. Come dire che l'umanità esiste perché c'è l'esperanto, oppure far discendere il territorio concreto dalla cartografia. L'Europa esiste da molti secoli e nella sua storia millenaria ha anche inventato una moneta unica senza uno Stato.
Il salto culturale che anche Vegas auspica è possibile solo poggiando le piante dei piedi sul solido terreno della realtà storico-geografica, non sulla sabbia delle utopie, letteralmente le senza luogo.
Infine il profeta e legislatore si cimenta anche da storico: "la Rivoluzione francese prima e Napoleone Bonaparte dopo, aprirono i mercati e fecero entrare nel gioco dell'economia il Terzo stato". Penso che anche in questo caso Vegas abbia capovolto i rapporti di causa ed effetto. Mi sembra di ricordare da profano che il Terzo stato sia entrato nel gioco dell'economia prima della Rivoluzione francese e che questa sia il risultato anche dell'ingresso della Borghesia nel gioco economico avvenuta per motivi non solo logici (la causa eziologica precede sempre i suoi effetti) ma anche cronologici prima della Rivoluzione francese.

domenica 9 settembre 2012

Apologia della cenere. In morte del card. Martini



Ho letto l'ultima intervista al card. Martini pubblicata sul Corriere, correttamente intitolata "Chiesa indietro di 200 anni". Una grossa delusione per il tono e per i contenuti dell'intervista.
Il tono triste è il tono di quei "profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo", dai quali risolutamente dissentì il beato papa Giovanni XXIII nel discorso per l'apertura del Concilio Vaticano II.
I contenuti, causa ultima della tristezza, ripetono i soliti vecchi propositi pseudo-progressisti di adeguamento della Chiesa al mondo (rifiuto della dimensione istituzionale della Chiesa, rifiuto degli insegnamenti della Humanae Vitae di Paolo VI, rifiuto pratico dell'indissolubilità del matrimonio, rinuncia alla dottrina morale cattolica sulla sessualità perché indigesta ed esigente, riduzione del cristianesimo a spiritualismo disincarnato, alla kantiana voce della coscienza senza il cielo stellato) propositi molto conformistici e ben poco profetici, propositi umani, troppo umani e giudicati dalla domanda di Gesù: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che a essere gettato e calpestato dalla gente" (Mt 5,13).

EMIANOPSIA.
Questa è la malattia che emerge dalle risposte del cardinale. Una visione ridotta a metà. Cosicché non vide che tra noi vissero e vivono moltissimi eroi. Si chiamano Paola Bonzi, Marcello Candia, Gianna Beretta Molla, madre Teresa di Calcutta, padre Jerzy Popieluszko, Giovanni Paolo II, Shahbaz Bhatti, Chiara Lubich, mons. Giussani per dire solo alcuni nomi, ma ci sono anche tutti coloro, uomini e donne, che sono fedeli alle promesse battesimali, alle promesse matrimoniali, alle promesse sacerdotali e non per merito proprio ma per la grazia di Dio. E poi quelli che sono rimasti fedeli al dono della vita, al dono del cuore-ragione...
Il cardinale ha una visione così anti-istituzionale, come se le Istituzioni e le Leggi fossero nemici necessari degli eroi! Eppure i martiri della mafia come padre Puglisi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati eroi perché hanno affermato in vita e in morte il valore positivo della Legge umana e delle sue Istituzioni. Se ciò è vero per la società naturale, a maggior ragione lo sarà anche per la società soprannaturale.
Il cardinale vide "nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza". La cenere, proprio coprendo la brace, la conserva ardente per molte ore. La cenere ha una necessità a suo modo salvifica delle braci. Inoltre, serve a produrre la liscivia per pulire a fondo i panni sporchi, oppure per concimare la terra. Certo sono funzioni umili che la cenere svolge al servizio altrui silenziosamente.
Dopo che il giovane ricco se ne andò, triste, Gesù commentò: "è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli"; i discepoli, allora, si domandarono costernati: "Allora, chi può essere salvato?" facendo trasparire tutta la loro impotenza. All'impotenza umana dei suoi discepoli di allora e di oggi, Gesù risponde deciso: "Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile" (Mt 19,25-26). Anche la Chiesa è di Dio, prima che degli uomini, fossero anche apostoli e profeti, e di solito Dio preferisce gli ultimi, i figli della cenere, per purificare la sua Chiesa e convertirla alla sua volontà, non allo spirito del mondo.

 Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.

venerdì 11 maggio 2012

Non solo errori di traduzione, ma un peccato di omissione

Eadui Basan, Salmo 1 - dal ms. Arundel 155, 1012-23
La questione dell'ortodossia è sempre attuale: ogni generazione cristiana deve sottomettersi al vaglio della fede. Ciò non significa sottoporre all'Inquisizione la propria fede, ma sottomettere la propria preghiera a Dio e restare sotto il suo Giudizio. Ortodossia, infatti, significa innanzitutto "retta glorificazione [di Dio]" e solo secondariamente "retta professione di fede". L'adagio patristico "lex orandi lex credendi" ha un ordine che non può essere modificato: il pregando determina il credendo, cioè, dimmi come preghi e ti dirò in chi credi.
Tale norma aurea si fonda sull'esempio di Gesù, "apostolo e sommo sacerdote della fede che professiamo" (Eb 3,1). La sua preghiera, ovvero il dialogo continuo con suo Padre, ha plasmato la sua fede in Dio solo, ha determinato la sua vittoria sul Tentatore, Padre della menzogna e omicida fin da principio (cfr. Gv 8,44). Gesù ha così mostrato al mondo e ai suoi discepoli la Via da seguire, ha insegnato la Verità da fare, ha donato la Vita da ricevere. Solo così ha offerto a Dio Padre il culto gradito, l'adorazione in spirito e verità.

In questa prospettiva suscita ammirazione, gratitudine e filiale adesione l'impegno con cui il santo Padre  corregge gli errori nel modo di pregare e restituisce al popolo di Dio tutta la verità che gli è dovuta. Papa Benedetto XVI sta facendo ciò con l'esempio, mostrando come si presiede la Divina Liturgia per glorificare Dio, come si predica spiegando l'unità dei due testamenti e l'unità del corpo verbale di Cristo col suo corpo eucaristico, come si prega non ripiegati su se stessi ma rivolti a Dio, contenuto dell'ultima tentazione: "Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". Allora Gesù gli rispose: "Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai:a lui solo renderai culto" (Mt 4,8-10).
Ciò richiederebbe anche la conversione dell'orientamento liturgico della Chiesa e delle chiese, riscoperendo e recuperando l'ordine antico di pregare rivolti ad oriente. Conversione della Chiesa-comunità che solo così si rivolge al Cristo Sole di giustizia ritornante e lo invoca: "Vieni presto, non tardare". Poi delle chiese-edifici che solo così esprimono architettonicamente  l'attesa escatologica  della Chiesa-fidanzata dell'Agnello e l'accompagnano.

Oltre che con l'esempio, Benedetto XVI opera per l'ortodossia della Chiesa anche con atti di magistero e con atti di governo: questi con il motu proprio Summorum pontificum, quelli con la lettera ai vescovi tedeschi del 14 aprile scorso. Questa missiva tratta della necessità di una catechesi preparatoria al recupero della corretta traduzione del "pro multis" nel Canone Eucaristico. Di questa lettera sono da apprezzare il tono mite e deciso con cui spiega i motivi della sua decisione, seppure resti irrisolta una questione teologica centrale: la distinzione fra traduzione e interpretazione, distinzione affermata dal papa, ma non spiegata e a mio avviso discutibile.
Basilio, Davide suona il salterio - dal Salterio di Melisenda, ms. Egerton, 1131-43

Ma al di là di tali questioni, un altro gravissimo errore di omissione richiede ancora di essere sanato: la censura che la Chiesa ha posto alla Parola di Dio quando ha eliminato dalla salmodia liturgica i Salmi ed i versetti imprecatori. La Costituzione apostolica Laudis Canticum giustifica così tale censura: Sono stati omessi alcuni salmi e versetti dall’espressione alquanto dura, tenendo presenti specialmente le difficoltà che potrebbero nascere dalla loro celebrazione in una lingua moderna” (n. 4).
I Salmi sono tre: Sal 58(57); 83(82); 109(108). I versetti sono addirittura sessantuno: Sal 5,11; 21(20),9-13; 28(27),4-5; 31(30),18-19; 35(34),3ab.4-8.20-21.24-26; 40(39),15-16; 54(53),7; 55(54),16; 56(55),8; 59(58),6-9.12-16; 63(62),10-12; 69(68),23-29; 79(78),6-7.12; 110(109),6; 137(136),7-9; 139(138),19-22; 140(139),10-12; 141(140),10; 143(142),12.

La Costituzione Apostolica Laudis Canticum riconosce che il salmista adopera “espressioni alquanto dure”, espressioni che, se da un lato sembrano contraddire il comando evangelico: “Benedite e non maledite” (Lc 6,28). D’altro canto sono perfettamente coerenti con le durissime parole pronunciate da Gesú stesso per scuotere i cuori piú duri, ad esempio i rimproveri rivolti alle città di Corazin, Betsaida e Cafarnao: "Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!". (Mt 11,21-24); con le parole astiose verso la donna cananea: "Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini" (15,26); oppure con la minaccia terribile rivolta contro chi scandalizza i più piccoli: "Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!" (Mt 18,6-7) e contro chi non perdona di cuore nella parabola del servo senza pietà: "Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello".(Mt 18,32-35). Proprio la pietà che la preghiera del cuore insegna a invocare senza ritegno e senza interruzione: "Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore". L'episodio un pò strano del fico sterile ci mostra un Gesù molto duro, nella versione marciana fuori di testa: "Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all'albero, disse: "Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!". E i suoi discepoli l'udirono" (Mc 11,13-14), mentre la versione matteana è più edulcorata, getta uno sgaurdo fugace sulla mentalità di allorai: i discepoli non restano meravigliati dalla maledizione di Gesù del fico sterile, ma della efficacia istantanea della maledizione(cfr. Mt 21,20-22). Ancora i sette guai contro scribi e farisei (cfr. Mt 23,13-36) o la condanna di chi non ha riconosciuto negli ultimi i tratti di Gesù nel Giudizio finale (Mt 25,41-46): "Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli...".

Libro d'Ore Gray-Fitzpay, XIV sec.


I Principi e Norme per la Liturgia delle Ore giustificano cosí la scelta di omettere i salmi imprecatori: “L’omissione di questi testi è dovuta unicamente ad una certa qual difficoltà psicologica. Infatti questi stessi salmi imprecatori si trovano nella pietà del NT […] ed in nessun modo intendono indurre a maledire” (n. 131). Difficoltà psicologica facilmente superabile con la spiegazione dei testi, spiegazione che gli stessi Principi e Norme già presuppongono, dato che offrono due suggerimenti. Il primo suggerimento: “Questi stessi salmi imprecatori si trovano nella pietà del NT”, per esempio in Ap 6,10,  vuole evitare l’errore marcionita dell’anti-ebraicità, errore che, giudicando superati i duri testi imprecatori, contrappone l’AT al NT. Il secondo suggerimento: “In nessun modo intendono indurre a maledire”, afferma che cosa non vuole il bimillenario uso cristiano dei Salmi imprecatori; il problema è caso mai di spiegare che cosa vuole l’uso cristiano, per esempio: scuotere la coscienza addormentata a convertirsi dagli idoli al Dio vivente, che è fuoco divorante.
Miniaturista inglese, Salterio Ormesby, XIV sec.
I Salmi ed i versetti imprecatori sono la voce delle vittime innocenti che protestano contro la violenza ingiusta cui sono sottoposte. Voce che spesso è zittita perché non la si vuole ascoltare. Essa scuote le fragili coscienze dei loro assassini, è la voce del sangue di Abele che grida a Dio dalla terra e invoca giustizia! Non possiamo farlo tacere, ma dobbiamo urlarlo, implorando a Dio la giustizia come la vedova importuna lodata da Gesú e presa a modello della preghiera perseverante. Quante vittime innocenti nel secolo XX sono state uccise e tragicamente la Chiesa ha anche rinunciato a dar loro voce nella sua preghiera! Milioni di uomini eliminati nei genocidi armeno, ebraico, kulaco, cambogiano, hutu-tutsi, jugoslavo, nel Darfur e soprattutto i bambini non nati uccisi ancora nel grembo materno.
 La Scrittura va letta e pregata nella sua integrità, senza pretendere di giudicarla, ma lasciandosi giudicare da essa. Il veggente dell’Apocalisse deve mangiare un rotolo che in bocca è dolce e poi nelle viscere risulta amaro (Ap 10,10), cosí è la Parola di Dio: non è solo fonte di gioia, ma anche urticante. Dolce per consolare, dura per scuotere. Eliminando dalla preghiera ufficiale della Chiesa una parte del libro dei Salmi, quella meno sopportabile al nostro gusto moderno, a mio avviso, si è compiuto un duplice peccato. Innanzitutto, un atto di superbia contro Dio, pretendendo di dire a Dio cosa vogliamo ascoltare e cosa Egli dovrebbe dirci, cadendo nella tentazione diabolica già subita da Pietro e dai discepoli (Mt 16,22-23; Gv 6,60). Questo fu l’errore di Marcione, quando rifiutò l’unità della Bibbia e selezionò in base alle sue preferenze i libri sacri. Marcione però, fu almeno piú coerente, mentre noi risultiamo un poco vigliacchetti; non potendo eliminare i salmi imprecatori dalla sacra Scrittura, li escludiamo dall’uso liturgico, ottenendo con meno fatica lo stesso risultato. Inoltre tale censura della Scrittura manifesta un peccato di omissione da parte dei pastori della Chiesa che rinunciano a spiegare il significato dei Salmi imprecatori: il loro senso storico ed il senso teologico, poiché: “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Tm 3,16). La preghiera rivela sempre, nel bene e nel male, cosa c’è nel cuore di chi prega, e con la conoscenza di quel che si è in verità, il Signore dona anche la forza di cambiare, ovvero lo spirito, a chi persevera umilmente nella preghiera, infatti: “Il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4,23).
Miniaturista francese, Salterio Duca di Berry, 1380-1420

sabato 5 maggio 2012

Alle Muse

Ma qui la morta poesì resurga,
o sante Muse, poi che vostro sono;
e qui Calliopè alquanto surga,
seguitando il mio canto con quel suono
di cui le Piche misere sentiro
lo colpo tal, che disperar perdono.
(Purgatorio I,7-12)


Questa invocazione rivolta da Dante alle Muse è solo un dotto formalismo ma doveroso per un grande poeta, ovvero va considerata una preghiera vera e propria?
Raffaello, Il Parnaso, 1509-10, dettaglio Dante, Omero e Virgilio
Anche al principio della prima Cantica, dove i dannati vengono puniti per i peccati in cui sono morti, le Muse sono invocate ma molto brevemente: "O Muse, o alto ingegno, or m'aiutate" (Inferno II,7).
All'inizio della seconda Cantica, dove i penitenti sono purificati e si purgano dagli effetti dei peccati commessi, ripete l'invocazione alle Muse, ampliandola non poco (Purgatorio I,7-12).
Infine principia la terza Cantica, dove i beati godono della Gloria celeste, invocando Apollo che delle Muse è guida e capo, con una lunga articolata preghiera:
"O buon Appollo, a l'ultimo lavoro
fammi del tuo lavor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l'amato alloro.
Infino a qui l'un giogo di Parnaso
assai mi fu; ma or con amendue
m'è d'uopo intrar ne l'aringo rimaso.
Entra nel petto mio, e spira tue
sì, come quando marsia traesti
de la vagina de le membra sue.
O divina virtù, se mi ti presti
tanto che l'ombra del beato regno
segnata nel mio capo io manifesti,

vedra' mi al piè del tuo diletto legno
venire, e coronarmi de le foglie
che la materia e tu mi farai degno.

Sì rade volte, padre, se ne coglie
per trïunfare o cesare o poeta,
colpa e vergogna de l'umane voglie,

che parturir letizia in su la lieta
delfica deïtà dovria la fronda
peneia, quando alcun di sé asseta.

Poca favilla gran fiamma seconda:
forse di retro a me con miglior voci
si pregherà perché Cirra risponda.
"
Par I, 13-36


Mantegna, Il Parnaso, 1497



In apparenza queste tre invocazioni iniziali riprendono un modulo stilistico precedente e che Dante ha ricevuto e adottato, un mero costume dei poeti.
Tale soluzione riduce però le invocazioni alle Muse ad un mero formalismo incompatibile con quanto Dante stesso afferma della sua poetica, quando rispose a Bonagiunta Orbicciani, ovvero d'esser mero scrivano al solo servizio dell'Amore ispirante: "[...] I' mi son un che, quando / Amor mi spira, noto, e a quel modo /
ch'e' ditta dentro vo significando
". (Purgatorio XXIV, 52-54).
Perciò anche le invocazioni alle Muse e ad Apollo devono essere considerate ispirate a Dante dall'Amore, cosa che fa intravedere sotto le spoglie pagane e i simboli mitologici, epifanie della Sapienza di Dio, alla Quale è lecito e doveroso per un cristiano rivolgere le sue preci.
Raffaello, La disputa del ss. Sacramento, 1510-11, dettaglio
Raffaello condivide questa prospettiva umanistica - che in Dante è preumanistica o semplicemente cattolica - collocando Dante nei due affreschi della Stanza della Segnatura, Il Parnaso e La Disputa del ss. Sacramento. Forse Dante è l'unico personaggio ad essere presente in entrambi gli affreschi, onore che Raffaello gli attribuisce cosciente della sua grande importanza non solo in campo artistico, ma altresì teologico.
Con le categorie dantesche il primo affresco raffigura la ragione umana ed il secondo la Grazia divina. Con le categorie raffaellesche l'uno raffigura la ricerca della vera bellezza ed il secondo la ricerca della vera bontà.
Raffaello, La disputa del ss. Sacramento, 1510-11, Dante

sabato 21 aprile 2012

Triduo Pasquale 5. Primo giorno

At 10,34.37-43 Col 3,1-4 Gv 20,1-9/Lc 24,13-35
"Dic nobis, Maria: quid vidisti in via?".
Così il coro maschile dei discepoli si rivolge a Maria Maddalena e la interroga per sapere cosa vide
e la prima testimone del Risorto dichiara ebbra di gioia:
"Surrexit Christus, spes mea".
Ascoltate e siate allegri, Cristo è veramente risorto.

La Pasqua cristiana sembra fare perno sulle donne. Donne che di buon mattino, molto presto, prima dell'alba, vanno alla tomba per ungere il corpo sepolto in tutta fretta tre giorni prima. Donne sorprese dalla tomba vuota, un pò deluse e certamente sconvolte, donne  che corrono da Pietro e dai discepoli per denunciare la scomparsa, forse il furto del cadavere. Donne che si fermano presso la tomba desolatamente vuota, donne piangenti non più perché c'è un morto, ma per la mancanza del cadavere del morto. Donne che incontrano Angeli, Angeli che parlano alle donne, donne che finalmente parlano agli uomini.
Perciò conviene che la prima immagine sia di una donna pittrice. La Maddalena incontra il Risorto, da lei scambiato per il giardiniere, con una vanga nella sinistra, mentre la destra dichiara "Noli me tangere". Sullo sfondo i due apostoli stanno per entrare nel sepolcro, il discepolo amato giunto per primo aspetta Pietro dietro a lui; dentro la tomba buia s'intravede seduto sul sepolcro un personaggio celeste.
Fontana Lavinia, 1581
Perché questa peculiarità? Perché proprio delle donne sono le prime destinatarie della novità assoluta, la resurrezione di Gesù dai morti?
Tra l'altro sembra che per il diritto ebraico la testimonianza femminile fosse inammissibile; prova di una sua misoginia, oppure tentativo maldestro di regolare una peculiarità femminile, comunque da riconoscere?
La donna, infatti, aderisce immediatamente all'epifania della realtà, correndo il rischio di eccedere nella fiducia e cadendo nella creduloneria. Se in tribunale ciò è pericoloso, nella vita, ovvero nel rapporto con il mondo invisibile di Dio, è vitale. Per questo Dio riesce a parlare alle donne anche durante il giorno, quando le figlie di Eva sono nello stato di veglia (la madre di Sansone, Maria la madre di Gesù, Maddalena e le  mirrofore); mentre per parlare agli uomini debba farlo di notte e/o nel sogno, quando la coscienza razionale dei figli di Adamo dorme e può emergere l'intuizione mistica (il patriarca Giacobbe e il suo figlio prediletto Giuseppe, il giudice e profeta Samuele, il profeta Ezechiele, Giuseppe lo sposo di Maria). Ho trovato questa intrigante prospettiva nel libro di P. Florenskij, La concezione cristiana del mondo, dove nella prima lezione afferma: "Il sonno colora la vita della nostra anima. Avviene in modo delicato, femminile: cambiando le nostre convinzioni, non meditiamo sulle origini. [...] Nella storia ci sono i giorni e le notti. Nella fase notturna prevalgono il principio mistico, la volontà noumenale, la sensibilità, la femminilità. Nella fase diurna della storia sono più attive l'azione superficiale, la volontà fenomenale, maschile" (p.39).
Beato Angelico, 1438-40

La Domenica di Pasqua è il primo giorno della settimana. Dal punto di vista letterario è questo il nome principale della Pasqua, l'unico attestato nei Vangeli: "Il primo giorno della settimana" (Mt 28,1; Mc 16,2.9; Lc 24,1.13; Gv 20,1.19). Mentre gli agiografi insistono unanimi su questo nome per identificare e per indicare il giorno in cui Gesù risorse dai morti, adesso è un nome tradito e misconosciuto, ridotto a ultimo giorno del week end!

Perché Gesù è risorto il primo giorno della settimana?
E' stato un caso fortuito, oppure frutto di una scelta intenzionale?
Trattandosi di una questione che riguarda Dio, trovo difficile si tratti di una casualità. Egli che tutto dispone secondo la sua sapienza, ha scelto il primo giorno della settimana per rivelare nella redenzione del mondo il compimento della creazione del mondo e giustamente inaugurare la nuova creazione il primo giorno della settimana. Nell'ordine della creazione il primo giorno della settimana Dio creò la sua creatura primogenita: "Dio disse: "Sia la luce". E la luce fu" (Gen 1,3). Nell'ordine della redenzione il primo giorno della settimana Gesù risorse dai morti, rivelando il senso delle sue parole: "Io sono la luce del mondo" (Gv 8,12). Il senso apocalittico perché questa dichiarazione rivela la reale natura del rivelatore, parole veridiche perché ontologiche.
La Luce che è Gesù risorto ha iniziato a brillare laggiù negli inferi dove esplose come una supernova, tracimò dall'abisso e dal sepolcro vuoto straboccò fino ad illuminare la terra e i cieli, il passato, il presente ed il futuro. Nella sua Luce noi vediamo la luce, senza siamo ciechi, ripiegati su noi stessi. Non per niente, la Veglia Pasquale non può iniziare nello spazio consacrato della Chiesa, spazio integralmente orientato a Dio, bensì deve iniziare nello spazio profano e immondo, ripiegato su se stesso, regno delle tenebre dalle quali il Cristo salvatore è venuto a salvarci con la sua Luce gentile.
Tiziano, 1511-12
Con la resurrezione di Gesù nel suo vero corpo vengono affermate almeno queste cinque verità:
         1. la bontà intrinseca della prima creazione nonostante la caduta
         2. la vittoria dell'umile amore sacrificale dell'Agnello
         3. la sconfitta dell'orgoglio spirituale dell'Omicida
         4. la salda speranza nella vita eterna della nuova creazione
         5. l'unità del Creatore e del Redentore
Mi voglio soffermare sulla prima e sull'ultima, poiché tali verità di fede sono oggetto dell'incontro di Maria Maddalena con il Risorto, incontro più noto come Noli me tangere.
Giovanni è l'evangelista che più degli altri assume il punto di vista di una donna, racconta il fatto con gli occhi di Maria Maddalena: "Gesù le disse: "Donna perché piangi? Chi cerchi?". Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo" (Gv 20,15).
Maria commette un banale scambio di persone, confonde il Risorto con il custode del giardino. Grazie a questo semplice errore viene rivelato un aspetto dell'identità del Risorto. Maria pensa si tratti del contadino che dopo il riposo sabbatico è sceso nel suo podere per coltivarlo, invece si tratta niente meno che del Custode del giardino di Dio, dell'unico padrone del mondo! Giustamente Maria gli si rivolge chiamandolo Signore, pur trattandosi per lei del mezzadro che vanga la sua terra, e lo prega di dirle dove ha posto il cadavere assente.
Juan de Flandes, 1500
Ecco perché la donna piange: cerca il cadavere sepolto in fretta tre giorni orsono, un cadavere scomparso. Ed ecco, incontra il nuovo Adamo inviato da Dio nel Giardino per custodirlo e coltivarlo. Egli custodisce il giardino nell'offerta della sua Vita, in obbedienza al Padre e per amore nostro, Vita che nessuno può sottrargli, perché egli la offre da se stesso, avendo il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo (cfr. Gv 10,17-18). Egli coltiva il giardino seminando ovunque il seme della Parola (Mt 13,3-8), seme che muore per dare frutto (Gv 12,24), irrorato dall'acqua dello Spirito dato dall'inviato di Dio senza misura (cfr. Gv 3,34).
L'esperienza umana universale afferma, senza tema di smentita, che la morte costituisce il limite insuperabile. Questa è la verità narrata dal mito di Orfeo ed Euridice: la musica e il canto creano un'armonia talmente bella da ammansire anche le fiere poste a custodia dell'Ade, ma non riescono a riportare in vita le ombre dei morti. L'incredulità di Orfeo non è frutto della paura che egli ha dimostrato di non avere, ma della vana e falsa promessa della Morte di restituire alla vita, vita che la Morte non ha e non può promettere. L'umanità può solo prendersi cura del cadavere umano, non come fece Achille con il cadavere di Ettore, ma come fece Antigone con il cadavere di Polinice, secondo: "le leggi divine, leggi non scritte e indistruttibili. Non soltanto da oggi né da ieri, ma da sempre esse vivono" (Sofocle).
Perciò davanti alla morte, alla mia morte e alla morte altrui, alla morte delle persone che amiamo e alla morte di quelle che odiamo, come uomini non possiamo che disperare ed aver pietà, rimorso e commozione. Perciò Dio Padre ha un grande amore per noi uomini dando il suo Figlio unigenito, affinché chi crede in lui abbia la vita. Dio ci salva dalla disperazione e dal rimorso resuscitando suo Figlio Gesù. Così facendo conferma l'offerta della sua vita sulla croce e ce ne fa partecipi donando lo Spirito di Dio, lo Spirito del Figlio a tutti quelli che credono in lui. Così inizia la nuova creazione.
Cornelisz van Oostsanen Jacob, 1507
Cristo è risorto dai morti
con la morte ha vinto la morte
e ai morti nei sepolcri
fa dono della vita.