venerdì 6 gennaio 2012

Oro Incenso Mirra

"gli offrirono in dono oro, incenso e mirra" (Mt 2,11)
   I tre mistici doni della divina Epifania di nostro Signore Gesù Cristo, l'oro, l'incenso e la mirra, tanto rivelano l'umile divinità del bambino che li riceve, quanto disvelano l'umanità sapiente che li dona: l'Oro acclama il Re, l'Incenso è offerto a Dio, la Mirra unge lo Sposo.

Hieronymus Bosch, pannello centrale del Trittico, 1510
   L'aurea fede acclama il re, com'è scritto: "la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro - destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco - torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà" (1Pt 1,6-7).
   L'odorosa carità s'offre a Dio nella propria palpitante sovrabbondanza, come l'amante canta dell'amata: "Quanto è soave il tuo amore, sorella mia,
quanto più inebriante del vino è il tuo amore, mia sposa,
e il profumo dei tuoi unguenti, più di ogni balsamo.
 Le tue labbra stillano nettare, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come quello del Libano." (Ct 4,10-11).
   L'umile speranza unge lo Sposo, com'è scritto per le nozze del messia: "Dio ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni. Di mirra, àloe e cassia profumano tutte le tue vesti" (Sal 45,8-9) e come fece Maria, sorella di Lazzaro, a Betania: "prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo" (Gv 12,3).

Bouts Dieric il vecchio, 1445


   L'aurea fede è propria dei cieli, dai cui regni viene la divina Rivelazione che genera la fede.
   L'odorosa carità è propria della terra, la quale freme d'amore per il suo Creatore che l'ama.
   L'umile speranza è propria degli inferi, regno che accoglie lo Sposo per la Risurrezione che fonda la speranza.

Bosch, Trittico chiuso, 1510
   I tre doni non si limitano a rivelare il Dio che li riceve, svelano anche il mistero dell'uomo che li dona.
   L'oro rivela la natura luminosa della materia di cui anche il corpo dell'uomo è fatto, a immagine del Creatore che "è luce" (1Gv 1,5), luce visibile nei corpi dei santi che "a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine" (2Cor 3,18).
   L'incenso rivela la natura ignea dell'anima che offre il suo corpo quale: "sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (Rom 12,1).
   La mirra rivela la natura sponsale dello spirito dell'uomo che anela ad unirsi al suo Creatore e Redentore, come è scritto: "chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito" (1Cor 6,17).

Albrecht Durer, 1504
   Le parole di P. Gerhardt musicate da J.S. Bach nello splendido corale "Ich steh' an deiner Krippen hier" cantano il mistero della fede per cui il credente si identifica con i doni dei Magi e offre tutto ciò che è.


   Il corale fa parte dell'Oratorio di Natale, precisamente della Sesta parte, il Concerto per l'Epifania. Queste sono le parole con la traduzione italiana:

Ich steh' an deiner Krippen hier,                             Io sono qui davanti alla tua mangiatoia,
o Jesulein, mein Leben.                                           o Gesù bambino, mia vita.
Ich komme, bring' und schenke dir,                        Io vengo per portarti e donarti
was du mir hast gegeben.                                        ciò che tu mi hai dato.


Nimm hin, es ist main Geist und Sinn;                   Prendi, è il mio spirito e la mia mente;
Herz, Seel' und Mut, nimm alles hin                       cuore, anima e coraggio, prendi tutto
und lass dir's wohl gefallen.                                    e fa che ti sia gradito.

Vetrate del Coro della Vecchia Chiesa dell'Abazia di Königsfelden, 1325-30

domenica 18 dicembre 2011

In principio è la fiducia

In principio è la fiducia: Eva si fida del serpente, Maria dell'angelo Gabriele.
Dalla fiducia non si può prescindere e unica è la fiducia, la fides quae creditur.

Ma se identica è la fiducia, diverso è l'oggetto conosciuto per fede, la fides qua creditur:

  1. Maria conosce Dio che è fedele perché è vero
  2. Eva consoce Satana che è infedele perciò menzognero
Diverso è anche l'effetto operativo della conoscenza guadagnata grazie alla fede, i frutti che permettono di distinguere i diversi alberi:
  1. opera divina è amare
  2. opera diabolica è odiare

martedì 13 dicembre 2011

Ritorno al futuro

Altdorfer Albert, Schöne Maria, Stiftskirche St. Johann, Regensburg
Ore 10:40 circa. Messa dell'Immacolata. Prima lettura: Gen 3,9-15.20.

Ho sempre pensato che i racconti dei primi 11 capitoli della Genesi fossero da intendere come riferiti al passato; il mio passato, in quanto anch'io sono una creatura di Dio e in quanto sono un peccatore incallito.
Ma nonostante il callo del mio peccare, prima creatura poi peccatore, perché questa seconda natura è appunto seconda rispetto alla prima natura di creatura, essa sì indelebile quanto l'essere diventato un peccatore è delebile.
Mia figlia mi ha sorpreso spiegandomi che il peccato è scritto con la biro cancellina... immagine efficace per solleticare la conversione.

Forse il clima spirituale dell'Avvento lungo, forse il clima sociale di crisi o forse una illuminazione, mi han fatto vedere che al centro di Gen 3 non c'è la caduta dell'uomo, bensì il giudizio di Dio. Giudizio che non sta alle nostre spalle, ma davanti al nostro volto, nel nostro futuro prossimo e remoto.
Giudizio di condanna e di salvezza: salvezza del peccatore mediante la condanna del peccato. Ciò è avvenuto in Gesù Cristo, nella sua morte e discesa agli inferi e resurrezione; in vista di ciò la sempre Vergine Maria è stata preservata dal peccato, non per i suoi enormi meriti ma per quelli di suo Figlio, trionfo del "sola gratia".


Andrea da Firenze, Discesa di Cristo agli inferi, Cappella Spagnuolo in S. Maria Novella

domenica 11 dicembre 2011

Preghiera d'Avvento

Fosse per me l'Avvento durerebbe nove settimane per esercitare la dimensione escatologica della preghiera che da molto tempo giace sepolta, dimenticata dallo sguardo fisso sull'istante presente.
Viviamo tra il primo ed il secondo avvento, tra la memoria delle opere compiute da Dio e l'attesa del suo ritorno, tra Fede e Speranza.
Non andiamo verso il nulla come non veniamo dal nulla, ma sorgendo dall'atto d'amore della Trinità, camminiamo verso il compimento eterno nella Trinità.
Per il giorno di Sabato del tempo di Avvento, la Preghiera dei giorni della Comunità di Bose, invita alcuni progenitori di Gesù a rallegrarsi perché si avvicina l'avvento del Messia.
Ispirato da queste bellissime invocazioni di gioia, ho scritto altre strofe; per distinguere le une dalle altre ho riportato in corsivo le strofe della Comunità di Bose, mentre in stampatello le mie.
La composizione è articolata sulla struttura del "TaNaK " acronimo che indica la Bibbia ebraica.


Prima parte: TORAH


Michelangelo, Cappella Sistina, Progenitori di Cristo

Rallegrati Adamo uomo degli uomini
il Verbo di Dio tuo Creatore
da te viene e si fa carne
per diventare tuo Salvatore.

Rallegrati Eva donna delle donne
Colui che dal fianco t’estrasse,
dalla Vergine di Sion viene
e dà vita alla Madre dei viventi.

Rallegratevi il Terrestre e la Vivente
dall’antica serpe foste ingannati,
dalla Vergine Madre viene il Figlio
che schiaccia il capo al Tentatore.

Rallegrati padre Caino
che Abele nel campo uccidesti,
il Vivente in eterno viene
per donarvi la Vita sprecata.

Rallegrati padre Lamech
che per ogni graffio ti vendicasti,
viene il Longanime Misericordioso
a perdonare settanta volte sette.

Rallegrati padre Noè
il Giudice che dall'acqua ti salvò,
avvolto d'acque materne
viene a purificare il cosmo.

Rallegrati padre Abramo
che la decima offristi a Melchisedeq,
viene il Sacerdote del Dio altissimo
per offrire e ricevere.

Rallegrati principe Abramo
Uno dei Tre che accogliesti
viene nel Figlio unigenito
per compiere la promessa.

Rallegrati principessa Sara
ridesti origliando la promessa,
viene il Figlio promesso
a svelare la sorgente del riso.

Rallegrati padre Isacco
che innalzato fosti sul Moira,
si abbassa fino a noi
l'Innalzato che attrae tutti a sé.

Rallegrati madre Rebecca
conquistata dal tenero Sorridente,
viene Colui che arride
ai mondi e ai tempi futuri.

Rallegrati padre Giacobbe
che la scala del paradiso sognasti
scendendo il Figlio dell'uomo
riapre la porta del cielo.

Rallegratevi figlie di Labano,
Lia madre ricca di figli
Rachele sposa prediletta,
lasciatevi consolare da Maria.

Rallegrati padre Giuda
il tuo Leone ruggisce
e con Scettro di ferro
domina tutte le nazioni.

Rallegrati Tamar vedova cananea
la tua fede osò senza vergogna,
la vita che desiderasti senza ritegno
viene in Colui che nel grembo portasti.

Rallegrati padre Giuseppe
come schiavo fosti venduto
il Servo del Signore s'inginocchia
per lavare i nostri piedi.

Rallegrati profeta e padre Mosè
che il Nome e la Legge ascoltasti,
viene il profeta ed il Figlio
a rivelare la grazia e la verità.

Rallegrati Mosè amico di Dio
la Gloria del Signore che solo vedesti
risplende per tutti nel Volto:
il Padre si mostra nel Figlio.

Rallegrati profeta Balaam
ecco l'Amen di Dio,
Colui che hai benedetto
viene per benedire.

Rallegrati santa prostituta Raab
che tradisti il tuo popolo
per salvare le spie d’Israele,
viene il Salvatore di tutti i popoli.


Seconda parte: Profeti
 
Michelangelo, Cappella Sistina, profeta Isaia
Rallegrati Debora profetessa d’Israele
che guidasti con mano forte,
viene il Signore della terra
ove scorre latte e miele.
 
Rallegrati giudice Samuele
viene il vero Re d'Israele
e come una chioccia
raduna i suoi pulcini.

Rallegrati re Davide
cantasti il Cristo come Primogenito
l'Altissimo sopra tutti i re della terra
generato prima della stella del mattino.

Rallegrati profeta Natan
il pastore d'Israele torna
per difendere la sua pecorella
dai soprusi dei prepotenti.

Rallegrati re Salomone
edificasti il Tempio del Signore
viene l'Architetto del cosmo
la Sapienza abita tra di noi.

Rallegrati profeta Elia
che ardi di zelo per il Signore,
viene il Messia a battezzare
in Spirito Santo e fuoco.

Rallegrati profeta Michea
a Betlemme annunciasti la nascita del Messia
Colui che pascola il suo gregge
con la potenza e la forza del Signore.

Rallegrati profeta Isaia
poiché si sta compiendo il grande segno:
la Vergine partorirà un Figlio
Emmanuele sarà il suo Nome.

Rallegrati re Giosia
che il perduto rotolo ritrovasti,
viene la Legge di Dio
a ritrovare le vie del cuore.

Rallegrati profeta Geremia
che annunciasti al popolo l'esilio
e ne ricevesti persecuzione
viene la Pietra scartata dai costruttori.

Rallegrati profeta Ezechiele
che contemplasti l'esilio della Gloria,
viene il Figlio glorificato
da angeli, pastori e soldati.

Rallegrati profeta Gioele
che annunciasti il Giorno del Signore,
viene il Giudice del mondo:
alberi e fiumi danzano di gioia.

Rallegrati profeta Giona
che i niniviti convincesti a convertirsi,

scendendo nel cuore della terra
viene il Pesce che tutti salva.

Rallegrati profeta Sofonia
il Signore è in mezzo a noi,
Egli danza ed esulta di gioia
con il suo amore Egli ci rinnova.
 
Terza parte: SCRITTI
 
Michelangelo, Cappella Sistina, Sibilla Delfica

Rallegrati Giobbe il saggio
tu che fosti provato,
viene il Servo sofferente
per guarire le nostre ferite.

Rallegrati Rut la moabita
amasti la suocera vedova ormai vuota,
viene Colui che era già prima
ad aprire la patria eterna.

Rallegrati profeta Daniele
che vedesti sulle nubi del cielo
l'avvento del Figlio dell'uomo,
viene il Giudice del mondo.

Rallegratevi Anania, Azaria e Misaele
servi fedeli del Signore Dio,
l’Angelo che dal fuoco vi salvò
viene per salvare tutte le creature.

Rallegrati Socrate il filosofo
della verità testimone della coscienza,
viene la Luce della Vita
che illumina ogni uomo.

Rallegratevi fratelli Maccabei
fedeli a Dio fino alla morte,
viene il Redentore dei corpi
a restituire l'integrità agli uomini.

Rallegrati Virgilio il poeta
cantasti l'umana attesa di redenzione,
nasce il bambino che reca
il sigillo dell'umile potere.


Epilogo

Rallegratevi voi tutti profeti
che avete atteso la venuta del Messia,
voi che l'avete contemplata da lontano
voi che l'avete annunciata per noi.

E tu, Giovanni, amico dello sposo
rallegrati e danza di gioia,
il Messia fin dal seno di tua madre
fa scendere lo Spirito Santo su di te.

Michelangelo, Cappella Sistina, dettaglio del Giudizio finale

domenica 4 settembre 2011

A piedi nudi

Jaume Huguet, XV sec.
   Oggi, festa di san Mosè, termina quel periodo estivo dedicato alla celebrazione del mistero della resurrezione della carne. Il destino glorioso del creato è fondato su Colui che è la primizia, Gesù Cristo morto e risorto che si trasfigurò per manifestare in anticipo la gloria futura e garantire così la speranza nella salvezza. Gloria in cui Maria sua Madre è già entrata, quando alla sua morte venne assunta in corpo ed anima. Gloria in cui sono già entrati il patriarca Enoc e il profeta Elia, perciò è giusto che tale periodo abbia inizio il 20 luglio con la festa di sant'Elia e abbia termine con la festa di san Mosè, i due testimoni celesti che apparirono sul Tabor per confermare che la persona, l'opera e la predicazione di Gesù sono conformi alle Scritture.


   La parabola lucana del ricco e del povero Lazzaro, oltre all'insegnamento morale a fare buon uso della ricchezza per non esserne divorati, insegna due verità di fede. La prima verità riguarda la fede stessa e più precisamente la sua origine; essa non nasce dall'incontro con fatti straordinari che alimentano solo altre richieste di "segni" (Mt 12,38; 1Cor 1,22), come sarebbe l'incontro con un morto, ma nasce dall'ascolto della Parola di Dio così com'è trasmessa dai profeti: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro" (Lc 16,29). La seconda verità riguarda l'articolo di fede nella risurrezione dei morti, vincolato al regime dell'ascolto dei profeti di Dio: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti" (Lc 16,30); ciò vale precisamente per il caso specifico di Gesù risorto dai morti, la sua resurrezione non è avvenuta contro o senza le Scritture, ma secondo le Scritture, secondo la concorde testimonianza resagli sul Tabor dai due sommi rappresentanti di tutta la Scrittura: Mosè ed Elia.

   Mosè ha ancora molto da insegnare ai cristiani e alla Chiesa, come insegna Gesù stesso. Dal racconto della sua vocazione (Es 3,1-15) voglio porre in evidenza un particolare minore, ma che è anche il primo comandamento rivelato da Dio a Mosè, ben prima di rivelare il Decalogo: "Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!" (Es 3,5). Il comandamento si compone di due richieste e una motivazione Una prima prescrizione negativa: "Non avvicinarti oltre!", seguita da una seconda prescrizione positiva: "Togliti i sandali dai piedi", motivate dalla spiegazione: "perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!".

Ravenna, San Vitale

   La curiosità ha condotto Mosè ad avvicinarsi per vedere un "grande spettacolo: perché il roveto non brucia?" (Es 3,3). Grande spettacolo è la visione del roveto che arde senza consumarsi, come è possibile? cosa significa? Il paradosso del roveto ardente che non si consuma descrive l'incontro del mondo creato con Dio Creatore. Le creature non periscono nell'incontro con il loro Creatore, ma per il mancato incontro con Dio periscono: avendole create per sé, quando le incontra, le fa ardere d'amore.

   Per accedere al mistero grande dell'amore folle di Dio per il mondo, è necessario seguire Dio perinde ac cadaverem: Lui solo si rivela, come e quando vuole, Fuoco che arde e non consuma. Per questo dopo aver attratto Mosè con la santa curiosità di osservare il grande spettacolo, Dio lo respinge lontano da sé. Non è sulla volontà umana che si può contare per avvicinarsi a Dio, dato che la propria volontà ci ha allontanati dannatamente da Lui! Tanto meno si può far conto sulla ragione umana, l'altro grande dono divino con la libera volontà che nobilita l'umanità: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" (Inferno XXVI,119-120), dato che essa è confusa, distratta ed ingannata dalle molte luci che risplendono dentro e fuori di sé: "Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me" (Kant, Critica della ragion pratica), si da non riconoscere la prima e maggior Luce del Creatore.

Botticelli, Sistina, particolare della Scene della vita di Mosé
   Se vuol proseguire, Mosé deve togliersi i sandali e restare a piedi nudi. Il testo non dice esplicitamente che Mosé obbedì, ma la cosa è implicita nel fatto che il racconto non si interrompe per siffatta disobbedienza ma prosegue, e prosegue grazie ai piedi nudi di Mosé, piedi pieni d'obbedienza coi quali s'avvicina al grande spettacolo del Mistero di Dio che si rivela nel mondo, ma non troppo fino al punto da non vedere più nulla.
Senza i suoi sandali, il pastore è privo della protezione necessaria per camminare sulla terra scabrosa e correre se necessario, lasciandolo vulnerabile e alla mercé dei pericoli come maltempo, fiere e nemici. Tale vulnerabilità lo pone integralmente nelle mani di Dio, cosicché il gesto di togliersi i sandali espone la fiducia dell'uomo e simmetricamente la credibilità di Dio.

   Inoltre, i piedi nudi entrano a contatto diretto e salutare con la nuda terra, per quanto scabrosa e dura, sorgente di vita, matrice dell'uomo che dalla sua polvere è stato plasmato dal Vasaio divino, La nudità dei piedi espone perciò la creaturalità dell'uomo e simmetricamente Dio come suo Creatore, manifestando l'umiltà di entrambi: l'Umiltà divina che non disdegna di sporcarsi le mani per impastare con semplice argilla l'uomo e neppure disdegna di rivelarsi a Mosé in un qualunque roveto desertico che arde e non si consuma; l'umiltà umana di Mosé che accetta di togliersi i sandali per obbedire alla voce che gli parla dal roveto, mettendo oggettivamente in pericolo non solo se stesso ma anche le greggi e quindi la vita della sua famiglia.

Matteo Rosselli, 1623

Togliersi le calzature e restare a piedi nudi è un gesto necessario per entrare in contatto con Dio.
Innanzitutto è prescritto da Dio e non frutto del sentimento religioso umano, una richiesta semplice e che oggettivamente costa poco, poiché Dio non è mai esagerato.
Sancisce anche fisicamente la distinzione tra la vita ordinaria e la preghiera, è un gesto-soglia che fa entrare nello spazio-tempo dedicato al dialogo con Dio, dall'ascolto della sua voce e alla preghiera.
Preghiera che necessita della vulnerabilità, della creaturalità e dell'umiltà umane.

martedì 30 agosto 2011

Clerocentrismo malattia della Chiesa

Ho letto e riletto la Lettera che il mio vescovo, mons. Luciano Monari, ha scritto per spiegare le motivazioni e gli obiettivi del prossimo Sinodo sulle Unità Pastorali. Nella premessa iniziale descrive con rapide pennellate la situazione strutturale della pastorale odierna: "La Chiesa locale è articolata in parrocchie e ciascuna parrocchia è assegnata a un parroco che ne è pastore proprio e ne ha quindi piena responsabilità. Naturalemente possono darsi delle collaborazioni [...] ma la relazione parrocchia-parroco rimane assoluta ed esclusiva: nella parrocchia il parroco è tutto, fuori della parrocchia è niente".

Questa descrizione è veritiera e nella frase che ho evidenziato sta uno dei problemi fondamentali della Chiesa, o come scrisse il Rosmini, una delle piaghe del Corpo ecclesiale di Gesù Cristo: il clericalismo o clerocentrismo.
Infatti, il centro della santa Chiesa non è altri che Gesù Cristo e nessuno può scalzare questa Pietra posta a fondamento eterno da Dio Padre, il Quale paradossalmente s'è servito del rifiuto dei costruttori  per edificare la Casa di Dio e così mostrare che è solo sua: "La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo. Questo èstato fatto dal Signore" (Sal 118,22-23). Ma questo dato teologico immutabile deve essere accolto ogni giorno dagli uomini che si è scelti, i quali invero hanno una volontà assai instabile.

Il clericalismo è una degenerazione che colpisce non solo il clero, ma anche tanti bravi laici impegnati, mentre il clerocentrismo, con il suo pesante fardello di responsabilità legate al potere, è quella variante del clericalismo che colpisce il clero.
Non è bene che il parroco nella sua parrocchia sia tutto e fuori sia niente. Questo duplice ed opposto eccesso è insano. Nessuno sano di mente può e vuole essere il tutto. Il marito o la moglie, non sono il tutto nella famiglia e nella coppia, sono ciascuno una parte correlata all'altra, ed insieme lo sono verso i figli.
Questo equilibrio umano si fonda sul primo comandamento, sul rifiuto degli idoli e sulla lotta costante contro il rischio perenne dell'idolatria. Nessuna creatura, nemmeno la più perfetta come la Beata Vergine Maria, è il tutto, tanto meno lo possono essere dei poveri uomini maschi e celibi come i parroci!
Solo Dio è il tutto, l'alfa e l'omega, l'Uno e Unico Signore: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile: non avrai altri dèi di fronte a me" (Es 20,2-3)
Conseguenza dell'unicità di Dio e della sua Signoria è che ciascuna creatura è solo una parte e nessuna creatura può diventare il tutto.
Il parroco, allora, non deve più essere il tutto nella sua parrocchia e niente fuori, ma può essere il ministro di Dio sia nella parrocchia che al di fuori.

Passando dalle parrocchie alle unità pastorali non credo che questo grave problema del clerocentrismo trovi soluzione, viene solo trasferito da una struttura pastorale vecchia di secoli ad una nuova struttura, forse più adatta ai cambiamenti sociali, sicuramente alla moda.Che non abbia ragione Tomasi di Lampedusa quando nel Gattopardo scrive: "Tutto cambia affinchè nulla cambi"?

domenica 28 agosto 2011

Il principe e il pescatore




Bel libro e bella scrittura.
L'autrice narra con pathos molto coinvolgente (mi sono più volte commosso), a cavallo tra il thriller e il resoconto storico, come siano avvinte inestricabilmente le vicende elencate dal sottotitolo: "Pio XII, il nazismo e la tomba di san Pietro in Vaticano".
Ulteriore conferma che il servo di Dio Eugenio Pacelli - papa Pio XII è un santo, ed il silenzio che egli osservò sulla shoah gli permise di promuovere la salvezza di migliaia di ebrei.
Il grande vescovo di Antiochia, Ignazio che fu martirizzato a Roma, implorò i cristiani romani di non intercedere a suo favore per non privarlo della palma del martirio con queste parole, amate ed incomprese da certo cristianesimo minimalista: "E' meglio tacere ed essere che parlare e non essere", parole che molto bene descrivono la scelta compiuta da Pio XII, nascondere nel silenzio l'opera magna di salvare quanti più ebrei possibile, non tanto per l'umiltà che deve accompagnare ogni gesto di carità: "Non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra", ma come conditio sine qua non dell'opera di salvezza.
La qualità di un libro si vede anche dalla quantità di libri che invoglia a leggere e questo è un ottimo libro.