venerdì 13 ottobre 2017

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!".
Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!".
E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
(Gv 19,25-27)

Jacopino da Reggio, 1285

Le due parole di Gesù in croce: “Donna, ecco tuo figlio” e “Ecco tua madre”, sono una sola consegna indivisibile:
1. la consegna dei discepoli di Gesù a sua madre
2. la consegna della madre di Gesù ai suoi discepoli
Questa reciproca consegna dei discepoli alla madre e della madre ai discepoli è stata pensata, voluta e compiuta da Gesù e sulla sua volontà divino-umana si fonda:
1. Gesù ci ha consegnati a Maria, siamo stati affidati a lei
2. Gesù ci ha consegnato Maria, ha affidato sua madre a noi
Di ciò possiamo solo prendere atto e farne memoria. Prendere atto che per volontà di Gesù sua madre è diventata nostra madre da quando Gesù ci ha consegnati a lei quali figli. Fare memoria che la relazione con Maria, madre di Gesù e madre nostra, dipende e si regge interamente sulla volontà di Gesù, siamo diventiamo figli nel Figlio, come canta Dante nell’Orazione alla Vergine posta sulle labbra di san Bernardo: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d’etterno consiglio,” (Paradiso XXXIII,1-3).
Con la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria facciamo nostra questa reciproca consegna operata dal nostro Salvatore. Vogliamo cercare e trovare rifugio nel suo Cuore immacolato e desideriamo che Maria trovi rifugio in noi.

Beato Angelico, 1419-20
CHI CONSACRA
Può consacrare il cristiano pienamente iniziato, ovvero battezzato, cresimato e comunicato. L’atto di consacrare (attivo) si fonda sulla consacrazione battesimale (passivo) con cui Gesù Cristo per mezzo della sua Chiesa ha liberato l’uomo dal peccato e lo ha conformato a se stesso, ovvero l’ha unito alla sua consacrazione al Padre.
Il cristiano che consacra esercita il sacerdozio comune con il quale, unito a Cristo unico sommo sacerdote, offre se stesso a Dio quale sacrificio vivente e logico, in virtù dell’unzione crismale; tale esercizio si rinnova nella riconciliazione con la quale si viene liberati dai peccati di cui ci si è pentiti e che si è confessati, venendo ricostituiti nella gloria dei figli di Dio, ovvero capaci di offrirsi a Dio realizzando la santa Eucaristia ricevuta.

   COSA CONSACRA
Ogni cristiano può consacrare se stesso.
Il ministro può consacrare la comunità che gli è stata affidata:

  • gli sposi possono consacrare la loro famiglia
  • il diacono può consacrare il servizio che gli è affidato
  • il sacerdote può consacrare la comunità che gli è affidata


Bernardo Daddi, 1345-48

   A CHI CONSACRA
Al Cuore Immacolato di Maria.
Maria è la creatura più vicina a Gesù Cristo perché lo ha generato nella carne: Gesù ha ricevuto la sua umanità da Maria.
In Lei tutto è orientato a Gesù, il Figlio unigenito del Padre, come si può apprezzare nella preghiera dell’Ave Maria che culmina nel nome benedetto, adorabile ed amabile di Gesù. L’adagio “per Maria ad Jesum” insegna che Gesù è la meta della vita cristiana, meta cui si arriva per mezzo di Maria; e quando si dice Maria, s’intende simultaneamente la persona storica singolare di Maria, la figlia di Gioacchino e Anna, la sposa di Giuseppe, la madre del Messia e la persona della Chiesa, in quanto Corpo di Cristo, Popolo di Dio e Tempio dello Spirito Santo.
Il Cuore Immacolato di Maria è il simbolo sintetico di questa donna. In lei tutto è per grazia di Dio, in lei tutto è dedicato a Dio. Il titolo di Immacolata non è un privilegio idolatrico di Maria che la separa dalle altre creature, bensì è la conferma mariana del primato della grazia di Dio nella storia della salvezza. La sua perfetta obbedienza di fede a Dio che si rivela e che si incarna in lei, nel suo cuore e nel suo utero, si fonda integralmente sulla perfetta obbedienza di fede di Gesù, una sola cosa con la sua identità di Verbo incarnato: Egli è il Figlio unigenito, pienamente obbediente alla volontà di Dio suo Padre.
Il Cuore Immacolato di Maria è la perfetta immagine della divina figliolanza perché in lei, nel suo cuore immacolato, è perfettamente rivelata la predestinazione a divenire figli nel Figlio.
Ella in quanto madre di Dio è madre di ciascun discepolo di suo Figlio: Gesù stesso, poco prima di morire e di essere strappato a lei, ha consegnato il discepolo prediletto, in propria vece e nel discepolo, ogni discepolo.

Lorenzo monaco, 1400-5

   PERCHE' CONSACRARE
Per far proprio volontariamente la consegna fatta da Gesù in Croce a sua Madre del discepolo: ciascun discepolo è singolarmente consegnato da Gesù a sua madre e nella consacrazione al Cuore Immacolato di Maria ci si consegna a lei, accogliendo personalmente l’ultima volontà di Gesù, sia l’essere consegnati da Gesù a sua madre come suoi figli, sia ricevere in consegna sua madre come la propria.

   QUANDO CONSACRARE
In una delle feste mariane dell’anno liturgico, oppure in un sabato, giornata settimanale dedicata a Maria. Bello sarebbe farlo durante l’anno centenario di Fatima (1917-2017).

   COME CONSACRARE
Recitando l’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Prima di compiere l’atto di consacrazione è necessario confessarsi per assomigliare al Cuore Immacolato di Maria cui ci si consacra. Sarebbe auspicabile compiere l’atto di consacrazione dopo aver ricevuto la ss. Eucaristia, ma ciò non è necessario.

Zanino di Piero

formula personale
O Dio che nel Cuore Immacolato di Maria
hai trovato la degna dimora al tuo Verbo incarnato
facendone un roveto ardente d’amore per Te e per il mondo,
infondi in me il tuo Spirito Santo.
Io … [NN] consacro me stesso al Cuore Immacolato di Maria.
Voglio cercare rifugio nel suo Cuore Immacolato e offro il mio cuore quale umile rifugio per Maria nostra madre. Facendo mie le parole di Gesù in croce: Ecco tua madre, ecco tuo figlio, mi affido alla sua divina maternità e accolgo la sua presenza nella mia vita. Amen

formula familiare
O Dio che nel Cuore Immacolato di Maria
hai trovato la degna dimora al tuo Verbo incarnato
facendone un roveto ardente d’amore per Te e per il mondo,
infondi in noi il tuo Spirito Santo.
Noi  … [NN] e … [NN] in qualità di sposi in Cristo
consacriamo la nostra famiglia al Cuore Immacolato di Maria.
Vogliamo cercare rifugio nel suo Cuore Immacolato e offriamo i nostri cuori quale umile rifugio per Maria nostra madre. Facendo nostre le parole di Gesù in croce: Ecco tua madre, ecco tuo figlio, ci affidiamo alla sua divina maternità e accogliamo la sua presenza nella nostra famiglia. Amen

formula comunitaria
O Dio che nel Cuore Immacolato di Maria
hai trovato la degna dimora al tuo Verbo incarnato
facendone un roveto ardente d’amore per Te e per il mondo,
infondi in noi il tuo Spirito Santo.
Io … [NN] in qualità di … [titolo del ministro]
consacro al Cuore Immacolato di Maria … [nome della comunità].
Vogliamo cercare rifugio nel suo Cuore Immacolato e offriamo i nostri cuori quale umile rifugio per Maria nostra madre. Facendo nostre le parole di Gesù in croce: Ecco tua madre, ecco tuo figlio, ci affidiamo alla sua divina maternità e accogliamo la sua presenza nella nostra comunità.

Lippo di Dalmasio 1411, Madonna dell'umiltà

   E POI…
La consacrazione non è fine a se stessa, ma genera storia, forma la vita; non è una magia autosufficiente, esige l’impegno personale e comunitario per costruire la propria storia della salvezza con Maria santissima.
Propongo due tipi di impegni:
1. riscoprire la nostra storia, approfondendo la vita di un santo ogni settimana
2. costruire il nostro futuro:
a. mi impegno a vivere le sette opere di misericordia corporale
b. mi formo attraverso le sette opere di misericordia spirituale
c. prego ogni giorno il santo Rosario


lunedì 20 marzo 2017

MISTERI DI SAN GIUSEPPE

San Giuseppe, "figlio di Davide" (Mt 1,20).
La Scrittura identifica così lo sposo di Maria, incaricato dall'angelo di essere padre legale di Gesù. Essendo discendente di Davide Giuseppe è l'erede della promessa messianica fatta alla casa di Davide, per mezzo del profeta Natan: "Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno" (2Sam 7,12).
Tutto qua, dirai?
Il mistero del Messia d'Israele, il mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio, dipende tutto dall'assenso umano di Maria e Giuseppe. Maria per quanto riguarda la dimensione carnale, il crudo fatto biologico del concepimento, l'annidamento nel suo utero del suo ovulo fecondato dallo Spirito Santo; Giuseppe per quanto riguarda la dimensione giuridica, il riconoscimento paterno che introduce il frutto del grembo materno, il figlio di Maria, nella storia della salvezza, costituendolo erede della promessa davidica, legittimando così la futura pretesa di essere il Messia promesso a Davide.

Questi potrebbero essere i Misteri gaudiosi di san Giuseppe.
Potrebbe essere opportuno meditarli il lunedì, per lasciare il Sabato, per tradizione giornata mariana, alla meditazione dei misteri gaudiosi di Maria santissima.

1. Annunciazione a san Giuseppe
Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù. (Mt 1,20-21.24-25)
Georges de La Tour, Il sogno di san Giuseppe, 1640

2. Fuga in Egitto della santa Famiglia
Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo".
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio". (Mt 2,13-15)
Adam Elsheimer, Fuga in Egitto, 1609

3. Giuseppe ritorna dall'Egitto
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino". Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele. (Mt 2,19-21)

Tintoretto, Fuga in Egitto - dettaglio, 1582-7
4. Giuseppe si ritira a Nazaret
Avvertito poi in sogno, Giuseppe si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: "Sarà chiamato Nazareno". (Mt 2,22-23)

Murillo, Santa Famiglia, 1640
5. Vita della santa Famiglia a Nazaret
Gesù scese dunque con Maria e Giuseppe, venne a Nàzaret e stava loro sottomesso.  (Lc 2,51)
Georges de La Tour, Gesù e Giuseppe in falegnameria, 1645

domenica 18 dicembre 2016

Gli affreschi della ex Chiesa di santa Giulia in Paitone

Nel Presbiterio della ex Chiesa di santa Giulia in Paitone le pareti affrescate sono due, quella orientale ove sono identificabili sette giornate, e quella settentrionale dove è rimasta una porzione di affresco raffigurante santa Giulia. Gli affreschi della parete orientale sono distribuiti su due registri. In quello inferiore due Madonne in trono col Bambino alle due estremità, nel registro superiore vi sono due Madonne in trono col Bambino sempre alle estremità, al centro da sinistra a destra tre santi così identificati: san Bernardo da Chiaravalle, santa Giulia e sant’Antonio abate. Le quattro Madonne in trono con il Bambino e san Bernardo sono integri, santa Giulia e sant'Antonio abate sono frammentari.


Cornice della Madonna in trono registro inferiore lato sinistro


Nella cornice della Madonna inferiore a sinistra si legge la seguente iscrizione latina: “HOC OPUS FECIT IACOPA UXOR PASQUINI CHIODIS MENSIS APRIL DIE 15 150_”. L’ultima cifra dell’anno è illeggibile, quindi l’affresco risale alla prima decade del XVI secolo (1500-09), una ventina di anni prima degli affreschi dipinti da Floriano Ferramola (1480 ca- 1528) nel Coro delle Monache della Chiesa del Monastero di Santa Giulia di Brescia, titolare della cappellania e proprietario di beni fondiari a Paitone.

Coro delle Monache, Monastero di Santa Giulia - Brescia 


Le Madonne in trono sono raffigurate come eleganti e sobrie signore sedute in trono, il divino Bambino è ciò che le differenzia. Riquadro inferiore sinistro. Gesù benedicente siede sulla coscia materna destra, la mano sinistra del bambino poggia sul suo ginocchio sinistro; la Madonna è incoronata, il volto leggermente reclinato verso destra, indossa una tunica rossa ed un manto oro. Questo è l'affresco più rovinato.

Madonna in trono col Bambin Gesù, registro inferiore lato sinistro
Riquadro superiore sinistro. Gesù, vestito di una corta tunica bianca fermata in vita da una cintura dorata, è addormentato prono sulle gambe della madre, con le mani incrociate sotto il capo e la piccola gamba destra piegata e incrociata sulla sinistra, un particolare intriso di realismo; la Madre con la mano sinistra accarezza la testa del Figlio, mentre con la destra sorregge un libro; la Madonna ha il volto girato verso sinistra, veste un abito rosso ed un manto azzurro e verde all’interno, fermato da un fermaglio a forma di fiore a sei petali bianchi, indossa una candida corta cuffia, da cui si intravedono i capelli.
Madonna in trono col Bambin Gesù, registro superiore lato sinistro
Riquadro superiore destro. Gesù è seduto sulla coscia destra di Maria, al collo porta una collana di corallo rosso, con la sinistra regge un cardellino, mentre appoggia la mano destra sul proprio ginocchio destro, nell'aureola è iscritta la croce; la Madonna ha il volto leggermente girato verso destra, indossa un abito rosso scuro coperto da un manto esternamente scuro (blu o nero) e internamente verde, bordato d’oro.
Madonna in trono col Bambin Gesù, registro superiore lato destro
Riquadro inferiore destro. Gesù sta in piedi sulla coscia sinistra della madre, il Bimbo, assai rovinato, sembra nudo, tiene con la sua destra la destra della Madonna che si presume con la mano sinistra sorregga il Figlio; la Madonna indossa un abito scuro ed un manto rosso, con l’interno bianco, pure bianco è il velo che scende fin sulle spalle, mentre capelli biondo scuro delineano il bel volto, l'unico dipinto frontalmente.

Madonna in trono col Bambin Gesù, registro inferiore lato destro
Tra le due Madonne del registro superiore sono raffigurati tre santi, riconoscibili per i particolari che li contraddistinguono. San Bernardo indossa il candido abito dei cistercensi, con la destra benedice e con la sinistra regge il pastorale abbaziale, mentre un piccolo demone sta ai suoi piedi sulla sinistra che lo guarda.
San Bernardo da Clairvaux
Santa Giulia incoronata occupa la posizione centrale che le spetta quale titolare della Chiesa, con la destra regge la croce, strumento del suo martirio, mentre con la sinistra tiene il lembo del rosso mantello bordato d’oro ed il libro dei Vangeli.
Santa Giulia
Sant’Antonio abate ha l’abito scuro dei monaci, con la mano destra benedice e a questo polso è appeso il classico campanello che ne consente l'identificazione, mentre con la sinistra regge il pastorale quale padre di tutti i monaci cristiani; l'affresco è privo del volto e dei piedi.
Sant'Antonio abate

venerdì 16 dicembre 2016

Il sorprendente ritrovamento degli affreschi nella ex Chiesa di Santa Giulia in Paitone

Trentadue anni or sono, sotto il pontificato di san Giovani Paolo II (1920-2005), durante l'episcopato bresciano di mons. Bruno Foresti (1983-98), mentre era parroco di Paitone don Angelo Treccani (1979-93), inaspettatamente tornarono alla luce gli affreschi del presbiterio della ex Chiesa di santa Giulia in Paitone. Tale Chiesa era stata abbattuta quasi del tutto nei primi due decenni del XIX secolo: nel 1802 venne abbattuta la torre campanaria e nel 1822 anche la Chiesa venne atterrata, ad eccezione del presbiterio e della sagrestia, inglobate entrambe nella Canonica. Presumo che ciò avvenne dopo aver ricoperto gli affreschi che così da un lato vennero preservati, ma dall'altro furono dimenticati. Pian piano se ne perse la memoria, tanto che nessuna notizia sull'esistenza di affreschi nella Canonica era stata conservata dalla tradizione orale del paese. Finché, verso la fine dell'inverno 1984, per uno di quei casi fortuiti da cui la vita umana è segnata, furono ritrovati.

Prima di narrare come avvenne la loro invenzione, descrivo per sommi capi la situazione architettonica. Quella che era stata la Sagrestia, nel tempo era diventata lo studio del parroco. Il Presbiterio era divenuto una stanza a servizio delle attività pastorali: aula di catechismo, prove di canto, deposito del materiale e segreteria. Rispetto alle quattro porte attuali, la stanza aveva due soli ingressi conosciuti, l'uno di fronte all'altro, la porta esterna, dove ora c'è la finestra, dava sul cortile che separa la Canonica dalla novecentesca Cappella del Sacro Cuore, la porta interna apre sul corridoio della Canonica. La porta che collega lo studio del parroco alla stanza era stata trasformata in un armadio a muro: l'attuale porta era celata da un sottile strato di malta e svariate mani di pittura. Lo sporco per l'uso e quella muffa che si forma nei vecchi edifici poco areati, aveva reso necessario rinfrescare la stanza. Dopo averla svuotata da tutti gli arredi (armonium, seggiole, tavolo, armadio e stampe) si iniziò a raschiare la superficie delle pareti, prima di stuccare e stendere alcune mani di bianco. Mentre stavamo raschiando la parete meridionale, quella che la separa dallo studio del parroco, riapparve l'elegante e semplice cornice che decora la nicchia.


Nicchia parete meridionale
La grande sorpresa divenne presto uno stimolo a cercare altri affreschi, pungolati da don Angelo che da rabdomante qual'è, sosteneva di sentire delle figure che lo guardavano. Così, facemmo alcuni sondaggi sulla parete settentrionale e venne alla luce santa Giulia, poi altri sondaggi sulla parete orientale e scoprimmo la Madonna in trono col bambino Gesù addormentato. Solo allora, la prudenza riprese il sopravvento e ci fermammo, per avvisare la Sovraintendenza delle Belle Arti e lasciar fare agli esperti, onde non rischiare di rovinare lo splendore che andava comparendo. L'intervento magistrale della dott. Anna Massardi, esperta restauratrice, portò alla luce e restaurò i seguenti affreschi: sulla parete orientata al sole che sorge quattro Madonne in trono col bambin Gesù, San Bernardo, Santa Giulia e sant'Antonio abate, sulla parete settentrionale una santa Giulia e due nicchie, sulla parete meridionale la nicchia decorata da una cornice.
Santa Giulia, parete settentrionale

venerdì 29 luglio 2016

IL DIALOGO BASTA PER SALVARSI DAL JIHAD?

Il 26 luglio 2016 veniva ucciso da due terroristi islamici francesi dell'ISIS, padre Jacques Hamel di anni 86, prete della diocesi di Rouen, mentre celebrava la santa Messa nella Chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray.
padre Jacques Hamel 1930-2016
No, il dialogo non basta, è uno strumento palesemente inadatto per difendersi dal jihad, il dialogo, infatti, presuppone un logos comune, la ragione umana, e il reciproco rispetto. Temi su cui papa Benedetto XVI invitava a riflettere nel profetico discorso di Ratisbona, che costò la vita ad alcuni cristiani e la clandestinità al professor Redecker.


professor Robert Redeker
I martiri, nuovi o antichi, non può salvarli l’uomo, perché sono salvati dal Signore Dio, il garante (Redentore, Go’el) della loro salvezza eterna da questo mondo corrotto che li ha uccisi o li ha lasciati uccidere senza muovere un dito, senza dire una parola vera.

Essi sono stati uccisi direttamente dai loro assassini. Sono stati uccisi indirettamente dal peccato di omissione di chi poteva fare qualcosa per salvarli e ha scelto di non farlo, da chi poteva e doveva dire qualcosa e ha scelto di tacere.

I martiri sono stati traditi ancora una volta dopo il loro martirio, da coloro che di fronte alla loro testimonianza della verità, dicono falsità, ipocrisie, o balbettano scuse non richieste e inopportune. Il primo dovere nei riguardi dei martiri è dire la verità, chiamare le cose con il loro nome, smetterla con il linguaggio politicamente corretto di chi nega le evidenze, anche se chierico. I martiri sono stati uccisi in odio della loro fede cristiana. Sono stati uccisi da terroristi islamici. Questo è più che sufficiente per poter dire che siamo trascinati nostro malgrado in una guerra di religione.

Anche nell’Ospedale da campo penso sia necessario fare una diagnosi corretta e vera perché da essa dipende l’efficacia della cura, altrimenti il ferito perirà per l’imperizia del curante: il medico pietoso fa il malato gangrenoso, sempre e comunque.

papa Bergoglio

Le parole dette da papa Bergoglio sull’aereo per Cracovia, rendono manifesta la rimozione, una reazione di rifiuto della realtà, ben nota al mondo sanitario, ma che non modifica la cruda realtà della malattia. La rimozione esprime il desiderio di bene e di vita ed il rifiuto della drammatica realtà del peccato originale.

Da decenni siamo, nostro malgrado, in una guerra di religione. Lo siamo volenti o nolenti. Per essere dentro una guerra è sufficiente che qualcuno dichiari e pratichi la guerra, non è necessario essere concordi nel farla. E questa è evidentemente una guerra di religione e non economica, perché chi la pratica lo fa per motivi religiosi: combattere il jihad, eseguire il Corano, dare gloria al loro Allah.

21 martiri copti sgozzati in Libia dall'ISIS
Saranno motivi erronei finché si vuole, ma chi può giudicare le altrui intenzioni chiaramente dichiarate? Le religioni non sono solo sublimi, stupende e sacre, possono anche essere tremende, orrende e sbagliate. Bisognose di correzione, le religioni, non solo i religiosi.

Ma una volta che la guerra è iniziata, non è più il tempo della discussione accademica, del sofisma e dei distinguo, ci sono solo due opzioni: difendersi o sottomettersi, provare a vincere la guerra o averla già persa. Ed io spero di vincerla.


martedì 19 luglio 2016

Riflessioni sulla BrExit

Scheda Referendum 23 giugno 2016
I fatti
Il 23 giugno nel Regno Unito si è svolto il Referendum consultivo sulla Brexit, neologismo dato dall’unione di due parole: BRitain + EXIT. La domanda posta agli elettori era: “Il Regno Unito dovrebbe restare un membro dell'Unione Europea o dovrebbe lasciare l'Unione Europea?” Le due risposte previste erano: “Remain” (= rimanere) o “Leave” (= lasciare).
Ha vinto il LEAVE 52 a 48.
Risultati Referendum 23 giugno 2016
Riflessioni sul Referendum
1.      Trovo giusto consultare i propri elettori su questi temi e soprattutto rispettarne la volontà quale che sia, ben sapendo che la ragione non sta solo da una parte, poiché entrambe le posizioni hanno ottime ragioni. I cittadini del Regno Unito son capaci di confrontarsi duramente tra avversari politici, pur restando vincolati dalla fedeltà al proprio Paese.
2.      Agli euroscettici che hanno l’onore di aver vinto, spetta ora onere di negoziare l’uscita dalla UE. Mentre agli europeisti sconfitti devono rimboccarsi le maniche per far vincere democraticamente la propria opinione per rientrare nella UE.
3.      Questo referendum è solo consultivo e giuridicamente non è vincolante, infatti, il verbo della domanda referendaria è condizionale: “dovrebbe…” e non l’indicativo “deve”. Certamente i politici britannici sanno rispettare e far rispettare la volontà dei propri popoli, anche interpretandola per difendere l’interesse del Regno Unito. Su questo si basa la fiducia che Inglesi, Gallesi, Scozzesi e Irlandesi del Nord hanno nelle loro istituzioni politiche e nei loro politici.

Seduta della Camera dei Comuni - Westminster
Le conseguenze immediate della Brexit
1.      Rinnovo della leadership politica interna. Il primo ministro conservatore, David Cameron, si è dimesso ed è stato sostituito da Theresa May. Il capo dell’opposizione laburista, Jeremy Corbin, è stato sfiduciato dai parlamentari laburisti, ma non vuole mollare, forse perché in cuor suo è soddisfatto del risultato, ma sarà sostituto non appena un pretendente si porrà a capo della fronda maggioritaria. Il capo del partito per l’indipendenza del Regno Unito (UKIP), Nigel Farage, si è dimesso avendo raggiunto il suo obiettivo politico.
2.      Crisi economica. Le borse europee e mondiali hanno bruciato miliardi di capitalizzazione. La sterlina è crollata ai minimi storici. Sembra che migliaia di Aziende sposteranno le loro sedi da Londra in paesi della UE.
3.      Crisi del progetto europeista. La UE, stralunata per il ceffone ricevuto, non sa che pesci pigliare, non avendo un piano B; per ora minaccia una separazione dolorosa, facendo la voce grossa per impaurire i Popoli europei tentati dall’uscita (Paesi Bassi, Francia, Austria), peggiorando la grave crisi politica in cui versa da tempo.


Nigel Farage & Boris Johnson - David Cameron & Jeremy Corbyn
Riflessioni sulla vittoria della BrExit
1.      Riflettere è necessarie soprattutto per noi Italiani, da sempre infatuati dall’Europa ed europeisti ad oltranza e in modo acritico. Riflettere per valutare pro e contro di entrambe le opzioni e smascherare l’inconsistenza degli slogan ripetuti da entrambi gli schieramenti.
2.      La sberla alla UE è stata sonora e per me salutare, ma non credo che la UE sappia farne tesoro, chiusa com’è nella convinzione di essere dalla parte giusta della storia e che il progetto europeista sia una sorta di destino ineluttabile. Non è così. Non è detto che la storia sia destinata comunque al meglio. La lunga guerra civile europea (1914-45) lo dimostra.
3.      Sarebbe, invece, necessario che la UE facesse un severo esame di coscienza, una sana autocritica per poter correggere i propri errori che allontanano i Popoli europei dal progetto politico europeista, proprio per la sua importanza.



Ecco quelli che ritengo errori della UE
1.      Crisi etico-spirituale
a.       Non aver voluto riconoscere tra le proprie radici storico-culturali il contributo essenziale e ancora vitale del cristianesimo. Gravissimo errore se si considera che l’Europa esiste solo come realtà culturale, plasmata dal cristianesimo, mentre geograficamente non è, essendo solo l’appendice occidentale dell’Eurasia.
b.      Aver sostituito l’amore ed il rispetto per la propria identità culturale, con un multiculturalismo vuoto e con l’insulsa neolingua dettata dal politicamente corretto. Questa crisi d’identità rivela la debolezza etico-spirituale europea, incapace di integrare i milioni di migranti extraeuropei di cui i principali paesi europei necessitano per la tragica crisi demografica che li colpisce (Germania, Italia, Francia, Spagna).
c.       Non riconosce come uno dei problemi principali la gravissima crisi demografica europea: capovolgimento della piramide demografica; riduzione del tasso di fecondità sotto il minimo di mantenimento pari a 2,1 figli per donna in età fertile; siamo popoli vecchi e di vecchi e come tali il nostro destino, ahimè, è quello del vecchio: morire. Ma si può accettare di morire se si hanno buoni motivi per vivere. E questo manca ai popoli europei: non sappiamo più perché vivere.
d.      La UE si è ridotta a mastodonte burocratico, privo di legami politici coi Popoli europei, dove comanda il più forte in barba alle regole comuni. Bruxelles tratta i Popoli europei come dei minorenni maleducati che devono approvare ciò che la UE ha deciso, oppure subire decisioni in contrasto con la propria cultura e identità. Alcuni esempi. Nel 1992 i Danesi hanno bocciato il Trattato di Maastricht (51 a 49), per venir piegati nel 1993. Nel 2008 gli Irlandesi hanno bocciato il Trattato di Lisbona (53 a 47), ma l’anno dopo sono stati piegati. Nel 2003 le sanzioni previste per chi supera il rapporto deficit/PIL del 3% per due anni consecutivi non sono state applicate ne alla Germania, ne alla Francia. La Germania dal 2002 ha un surplus commerciale, cioè esporta più di quello che importa, violando la regola europea che prevede surplus max del 6% in un triennio. La lezione è chiara: la UE è dura coi piccoli paesi (Grecia, Irlanda, Danimarca, Portogallo, Spagna, Cipro) e debole coi forti (Germania, Francia) che comandano.


Cristianofobia europea
2.      Materialismo economico
a.       L’economia è importante, ma non è tutto. L’economia è tutto per i due gemelli siamesi del XIX-XX, il Marxismo ed il Capitalismo. I soldi sono necessari, ma solo se si hanno dei buoni motivi per usarli, altrimenti si è usati dal denaro. La UE ha ridotto il progetto europeista al solo aspetto economico e nemmeno in modo completo, mancando l’unione bancaria (osteggiata da Berlino) e fiscale (osteggiata da molti paesi). L’unione economica senza unione politica e culturale può funzionare solo in periodi di crescita economica, ma non in periodi di grave crisi economica, quando bisogna mettere mano al portafoglio per aiutarsi in nome dei valori di identità comune e solidarietà.
b.      Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, la Germania Federale guidata da Helmut Kohl ottenne l’assenso del presidente francese Mitterand alla riunificazione tedesca, a patto di rinunciare all’indipendenza monetaria del Marco per l’unione monetaria dell’Euro, e così vincolare la Germania all’Europa. Ma ciò avvenne senza quei vincoli politico-istituzionali proposti da Jacques Delors, allora presidente della Commissione Europea e bocciati dalla UE, allora formata da 12 Paesi, e poi irrimediabilmente ingolfata dall’allargamento a 25 Paesi del 2004, promosso da Romano Prodi.
c.       Nel 2011 è esplosa la crisi greca di cui sono responsabili i politici greci e le banche europee, ma il conto salato lo sta pagando solo il popolo Greco. I politici greci hanno illuso i propri cittadini di poter vivere al di sopra delle proprie possibilità, e hanno pure imbrogliato i partner della UE con numeri falsi sul proprio bilancio. Le banche europee, le più esposte erano francesi e tedesche, hanno concesso prestiti senza valutare correttamente la solvibilità del debitore e senza ottenere adeguate garanzie. Anziché essere duramente sanzionate dal mercato e dagli organi di vigilanza, state graziate dai rispettivi Governi nazionali perché troppo grosse per fallire che hanno acquistato i crediti concessi alla Grecia.

3.      Mancanza di Una Politica Estera Comune e di una Difesa Comune
a.       Il terzo pilastro della UE, la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PECS) è un fallimento che rasenta il ridicolo, quando la UE viene rappresentata non da un solo rappresentante, bensì dai 3 presidenti + 1 (Commissione, Consiglio e Parlamento + mister PECS). Cosicché a livello internazionale non c’è la voce della UE, nonostante i 3+1, ma la voce e gli interessi dei quattro maggiori paesi europei, Francia e Regno Unito, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Germania e Italia membri del G7/G8.
b.      Non ha saputo favorire la pacifica dissoluzione della Federazione Yugoslava, ma con il precipitoso riconoscimento diplomatico di Slovenia e Croazia da parte della Germania, ha invece favorito il risveglio dei demoni nazionalisti nei Balcani. Di fronte alla pulizia etnica di tutti contro tutti, la UE non è stata capace di intervenire con la forza per imporre tregua e pace. Ha favorito e approvato la modifica unilaterale dei confini di uno stato sovrano, la Serbia, privata del Kosovo, grave precedente che giustifica l’annessione della Crimea alla Russia. Non ha saputo coinvolgere in una partnership la Russia, contro la quale è impantanata in reciproche sanzioni economiche, in seguito alla mala gestione della questione ucraina.


I 3 Presidenti della UE + Mrs. PECS:
Jean-Claude Juncker, Martin Schulz, Donald Tusk, Federica Mogherini
Conclusioni
Non credo che la UE sia in grado di uscire dalla crisi in cui versa da decenni e che la BrExit ha solo reso palese. Non lo credo perché mancano leader politici all'altezza della situazione. Manca una valutazione sobria e condivisa della realtà, che sappia coniugare realismo e profezia.
Non lo crede più nemmeno la Chiesa Cattolica che con il pontificato Bergoglio, il papa preso dalla fine del mondo, ha abbandonato il rapporto privilegiato con l'Europa, da lei partorita, per andare verso le periferie del mondo e dedicare le proprie energie alle Chiese emergenti dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania e forse delle Americhe.
L'Europa o riscopre la propria identità radicata nel cristianesimo, e sostanziata nel dialogo tra Bibbia e Filosofia, tra Fede e Ragione, tra Gerusalemme, Atene e Roma, oppure è spacciata, finita. Questa è stata la visione profetica di san Giovanni Paolo II e l'insegnamento di Benedetto XVI. Ma appunto, fu.

lunedì 11 luglio 2016

SEGNI DEI TEMPI

I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: "Quando si fa sera, voi dite: "Bel tempo, perché il cielo rosseggia"; e al mattino: "Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo". Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona". Li lasciò e se ne andò. (Mt 16,1-4)

"Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?"
Dunque, questa è la domanda in cui Gesù nomina i segni dei tempi. Cosa intendeva il nostro amato salvatore con tale formula? Egli aveva già compiuto segni e prodigi che confermavano la sua parola e i suoi insegnamenti, azioni e parole erano coerenti tra loro nel testimoniare che lui era il Messia, il Figlio di Dio, il Benedetto. E ancora c'è chi gli chiede un segno celeste. Allora, oggi e sempre egli ironizza, mettendo in luce la contraddizione tra la capacità universale dell'uomo di giudicare l'aspetto del cielo, ovvero la capacità umana di distinguere il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto, il bene dal male e la richiesta alla Luce di altra luce, al Segno di Dio di un'altro segno celeste. Questa è la cecità di chi pretende di vedere e perciò il suo peccato rimane nella presunzione di vedere (Gv 9).
I Segni permettono di riconoscere i Tempi, tra loro qualitativamente diversi per la presenza efficace del Messia. A questa novità si riferisce la dichiarazione iniziale di Gesù: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel vangelo" (Mc 1,15). Il tempo è compiuto perché Dio Padre ha deciso essere giunto il momento di inviare il suo Messia.
Segni dei tempi non sono le cose che gli uomini sognano, nemmeno ciò che vuole il mondo, ma solo e soltanto ciò che Dio ha deciso quale Signore della storia.

Ecco quali segni dei tempi io vedo.
Alcuni sono buoni segni, altri no.

1. apparizioni di Maria
Negli ultimi 100 anni sono numerose e chiedono sempre preghiera e digiuno, penitenza e riparazione. Purtroppo devo constatare che molti uomini di chiesa, riguardo alle mariofanie, disprezzano le profezie e spengono lo Spirito con grave danno per sé e per la chiesa, piuttosto che vagliare ogni cosa, onde tenere ciò che è buono, secondo quanto prescrive san Paolo (1Tess 5,19-21).

2. apostasia dell'Europa
L'Europa sta rinnegando le sue radici cristiane. Estirpare le proprie radici non è mai una scelta oculata, perché è dalle radici che sale la linfa vitale. Iniziata dalle elitè intellettuali, ora questo rifiuto della propria identità, esplicito o silenzioso, pervade ogni strato sociale e costituisce un nuovo ethos sociale proprio dell'epoca post-cristiana.

3. crisi demografica europea
Iniziata alla fine degli anni settanta è l'esito logico e necessario del segno dei tempi precedente: recise le radici, l'albero di secca. Gli europei non sanno più perché vivere e perciò non fanno più figli. Siamo una società che lentamente, ma nemmeno troppo, sta suicidandosi, perché siamo stati nutriti e ci siamo nutriti di odio sui,  odio di se stessi e se non ci si ama, non si ama il prossimo: il figlio, il marito/moglie, il fratello/sorella, il padre e la madre.

4. caduta incruenta del muro di Berlino 
Il comunismo è scomparso dall'Europa, dove era nato. Scomparso senza spargimento di sangue. Plurali le cause della caduta, ma tra di esse la chiarezza etico-spirituale, la lucidità culturale di san Giovanni Paolo II che sempre ha chiamato bene il bene e male il male, insegnando ai suoi contemporanei ed in particolare agli europei sottomessi alla dittatura del proletariato, che la coscienza umana non può essere incatenata con la forza ed è liberata dalla verità sull'uomo rivelata in Cristo.

5. martiri cristiani
Siamo entrati in una nuova epoca dei martiri. Essi ci sono sempre stati lungo tutti i venti secoli del cristianesimo, ma nel XX e XXI secolo il martirio cristiano è cresciuto a dismisura. In modo frontale e cruento uccidono i cristiani perché tali i regimi comunisti extra-europei e i regimi islamici; in modo subdolo e dalle false apparenze democratiche perseguitano i cristiani i regimi liberal-democratici post-cristiani.

6. sete di Dio dei contemporanei
I contemporanei hanno una enorme sete di Dio. Ma non trovano sorgenti cui abbeverarsi perché una cattiva teologia, dovuta ad una cattiva spiritualità ha avvelenato il quaerere Deum. Da un lato i pastori delle chiese si sono buttati nel sociale, annegando il Vangelo di Dio nella sola lotta contro le ingiustizie. Dall'altro il razionalismo teologico si è perso nella sua pretesa scientificità, perdendo il legame vivo con l'unico suo oggetto, Dio. Solo chi ha incontrato veramente il Dio vivo e vero, può parlare di lui:

L'anno di grazia 1654,

Lunedí, 23 novembre, giorno di san Clemente papa e martire e di altri nel martirologio,
Vigilia di san Crisogono martire e di altri,
Dalle dieci e mezzo circa di sera sino a circa mezzanotte e mezzo,

Fuoco.

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.
Certezza, Certezza. Sentimento. Gioia. Pace.
Dio di Gesú Cristo.
Deum meum et Deum vestrum.
“Il tuo Dio sarà il mio Dio”.
Oblio del mondo e di tutto, fuorché di Dio.
Lo si trova soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.
Grandezza dell'anima umana.
“Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto”.
Ch'io non debba essere separato da lui in eterno.
Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia.
Mi sono separato da lui.
Dereliquerunt me fontes aquae vivae.
“Mio Dio, mi abbandonerai?”.
“Questa è la vita eterna, che essi ti riconoscano solo vero Dio e colui che hai inviato: Gesú Cristo”.

Gesú Cristo.
Gesú Cristo.

Mi sono separato da lui; l'ho fuggito, rinnegato, crocifisso.
Che non debba mai esserne separato.
Lo si conserva soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.
Rinuncia totale e dolce.

Sottomissione intera a Gesú Cristo e al mio direttore.
In gioia per l'eternità per un giorno di esercizio
sulla terra.

Non obliviscar sermones tuos. Amen.

Memoriale di Pascal