martedì 19 luglio 2016

Riflessioni sulla BrExit

Scheda Referendum 23 giugno 2016
I fatti
Il 23 giugno nel Regno Unito si è svolto il Referendum consultivo sulla Brexit, neologismo dato dall’unione di due parole: BRitain + EXIT. La domanda posta agli elettori era: “Il Regno Unito dovrebbe restare un membro dell'Unione Europea o dovrebbe lasciare l'Unione Europea?” Le due risposte previste erano: “Remain” (= rimanere) o “Leave” (= lasciare).
Ha vinto il LEAVE 52 a 48.
Risultati Referendum 23 giugno 2016
Riflessioni sul Referendum
1.      Trovo giusto consultare i propri elettori su questi temi e soprattutto rispettarne la volontà quale che sia, ben sapendo che la ragione non sta solo da una parte, poiché entrambe le posizioni hanno ottime ragioni. I cittadini del Regno Unito son capaci di confrontarsi duramente tra avversari politici, pur restando vincolati dalla fedeltà al proprio Paese.
2.      Agli euroscettici che hanno l’onore di aver vinto, spetta ora onere di negoziare l’uscita dalla UE. Mentre agli europeisti sconfitti devono rimboccarsi le maniche per far vincere democraticamente la propria opinione per rientrare nella UE.
3.      Questo referendum è solo consultivo e giuridicamente non è vincolante, infatti, il verbo della domanda referendaria è condizionale: “dovrebbe…” e non l’indicativo “deve”. Certamente i politici britannici sanno rispettare e far rispettare la volontà dei propri popoli, anche interpretandola per difendere l’interesse del Regno Unito. Su questo si basa la fiducia che Inglesi, Gallesi, Scozzesi e Irlandesi del Nord hanno nelle loro istituzioni politiche e nei loro politici.

Seduta della Camera dei Comuni - Westminster
Le conseguenze immediate della Brexit
1.      Rinnovo della leadership politica interna. Il primo ministro conservatore, David Cameron, si è dimesso ed è stato sostituito da Theresa May. Il capo dell’opposizione laburista, Jeremy Corbin, è stato sfiduciato dai parlamentari laburisti, ma non vuole mollare, forse perché in cuor suo è soddisfatto del risultato, ma sarà sostituto non appena un pretendente si porrà a capo della fronda maggioritaria. Il capo del partito per l’indipendenza del Regno Unito (UKIP), Nigel Farage, si è dimesso avendo raggiunto il suo obiettivo politico.
2.      Crisi economica. Le borse europee e mondiali hanno bruciato miliardi di capitalizzazione. La sterlina è crollata ai minimi storici. Sembra che migliaia di Aziende sposteranno le loro sedi da Londra in paesi della UE.
3.      Crisi del progetto europeista. La UE, stralunata per il ceffone ricevuto, non sa che pesci pigliare, non avendo un piano B; per ora minaccia una separazione dolorosa, facendo la voce grossa per impaurire i Popoli europei tentati dall’uscita (Paesi Bassi, Francia, Austria), peggiorando la grave crisi politica in cui versa da tempo.


Nigel Farage & Boris Johnson - David Cameron & Jeremy Corbyn
Riflessioni sulla vittoria della BrExit
1.      Riflettere è necessarie soprattutto per noi Italiani, da sempre infatuati dall’Europa ed europeisti ad oltranza e in modo acritico. Riflettere per valutare pro e contro di entrambe le opzioni e smascherare l’inconsistenza degli slogan ripetuti da entrambi gli schieramenti.
2.      La sberla alla UE è stata sonora e per me salutare, ma non credo che la UE sappia farne tesoro, chiusa com’è nella convinzione di essere dalla parte giusta della storia e che il progetto europeista sia una sorta di destino ineluttabile. Non è così. Non è detto che la storia sia destinata comunque al meglio. La lunga guerra civile europea (1914-45) lo dimostra.
3.      Sarebbe, invece, necessario che la UE facesse un severo esame di coscienza, una sana autocritica per poter correggere i propri errori che allontanano i Popoli europei dal progetto politico europeista, proprio per la sua importanza.



Ecco quelli che ritengo errori della UE
1.      Crisi etico-spirituale
a.       Non aver voluto riconoscere tra le proprie radici storico-culturali il contributo essenziale e ancora vitale del cristianesimo. Gravissimo errore se si considera che l’Europa esiste solo come realtà culturale, plasmata dal cristianesimo, mentre geograficamente non è, essendo solo l’appendice occidentale dell’Eurasia.
b.      Aver sostituito l’amore ed il rispetto per la propria identità culturale, con un multiculturalismo vuoto e con l’insulsa neolingua dettata dal politicamente corretto. Questa crisi d’identità rivela la debolezza etico-spirituale europea, incapace di integrare i milioni di migranti extraeuropei di cui i principali paesi europei necessitano per la tragica crisi demografica che li colpisce (Germania, Italia, Francia, Spagna).
c.       Non riconosce come uno dei problemi principali la gravissima crisi demografica europea: capovolgimento della piramide demografica; riduzione del tasso di fecondità sotto il minimo di mantenimento pari a 2,1 figli per donna in età fertile; siamo popoli vecchi e di vecchi e come tali il nostro destino, ahimè, è quello del vecchio: morire. Ma si può accettare di morire se si hanno buoni motivi per vivere. E questo manca ai popoli europei: non sappiamo più perché vivere.
d.      La UE si è ridotta a mastodonte burocratico, privo di legami politici coi Popoli europei, dove comanda il più forte in barba alle regole comuni. Bruxelles tratta i Popoli europei come dei minorenni maleducati che devono approvare ciò che la UE ha deciso, oppure subire decisioni in contrasto con la propria cultura e identità. Alcuni esempi. Nel 1992 i Danesi hanno bocciato il Trattato di Maastricht (51 a 49), per venir piegati nel 1993. Nel 2008 gli Irlandesi hanno bocciato il Trattato di Lisbona (53 a 47), ma l’anno dopo sono stati piegati. Nel 2003 le sanzioni previste per chi supera il rapporto deficit/PIL del 3% per due anni consecutivi non sono state applicate ne alla Germania, ne alla Francia. La Germania dal 2002 ha un surplus commerciale, cioè esporta più di quello che importa, violando la regola europea che prevede surplus max del 6% in un triennio. La lezione è chiara: la UE è dura coi piccoli paesi (Grecia, Irlanda, Danimarca, Portogallo, Spagna, Cipro) e debole coi forti (Germania, Francia) che comandano.


Cristianofobia europea
2.      Materialismo economico
a.       L’economia è importante, ma non è tutto. L’economia è tutto per i due gemelli siamesi del XIX-XX, il Marxismo ed il Capitalismo. I soldi sono necessari, ma solo se si hanno dei buoni motivi per usarli, altrimenti si è usati dal denaro. La UE ha ridotto il progetto europeista al solo aspetto economico e nemmeno in modo completo, mancando l’unione bancaria (osteggiata da Berlino) e fiscale (osteggiata da molti paesi). L’unione economica senza unione politica e culturale può funzionare solo in periodi di crescita economica, ma non in periodi di grave crisi economica, quando bisogna mettere mano al portafoglio per aiutarsi in nome dei valori di identità comune e solidarietà.
b.      Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, la Germania Federale guidata da Helmut Kohl ottenne l’assenso del presidente francese Mitterand alla riunificazione tedesca, a patto di rinunciare all’indipendenza monetaria del Marco per l’unione monetaria dell’Euro, e così vincolare la Germania all’Europa. Ma ciò avvenne senza quei vincoli politico-istituzionali proposti da Jacques Delors, allora presidente della Commissione Europea e bocciati dalla UE, allora formata da 12 Paesi, e poi irrimediabilmente ingolfata dall’allargamento a 25 Paesi del 2004, promosso da Romano Prodi.
c.       Nel 2011 è esplosa la crisi greca di cui sono responsabili i politici greci e le banche europee, ma il conto salato lo sta pagando solo il popolo Greco. I politici greci hanno illuso i propri cittadini di poter vivere al di sopra delle proprie possibilità, e hanno pure imbrogliato i partner della UE con numeri falsi sul proprio bilancio. Le banche europee, le più esposte erano francesi e tedesche, hanno concesso prestiti senza valutare correttamente la solvibilità del debitore e senza ottenere adeguate garanzie. Anziché essere duramente sanzionate dal mercato e dagli organi di vigilanza, state graziate dai rispettivi Governi nazionali perché troppo grosse per fallire che hanno acquistato i crediti concessi alla Grecia.

3.      Mancanza di Una Politica Estera Comune e di una Difesa Comune
a.       Il terzo pilastro della UE, la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PECS) è un fallimento che rasenta il ridicolo, quando la UE viene rappresentata non da un solo rappresentante, bensì dai 3 presidenti + 1 (Commissione, Consiglio e Parlamento + mister PECS). Cosicché a livello internazionale non c’è la voce della UE, nonostante i 3+1, ma la voce e gli interessi dei quattro maggiori paesi europei, Francia e Regno Unito, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Germania e Italia membri del G7/G8.
b.      Non ha saputo favorire la pacifica dissoluzione della Federazione Yugoslava, ma con il precipitoso riconoscimento diplomatico di Slovenia e Croazia da parte della Germania, ha invece favorito il risveglio dei demoni nazionalisti nei Balcani. Di fronte alla pulizia etnica di tutti contro tutti, la UE non è stata capace di intervenire con la forza per imporre tregua e pace. Ha favorito e approvato la modifica unilaterale dei confini di uno stato sovrano, la Serbia, privata del Kosovo, grave precedente che giustifica l’annessione della Crimea alla Russia. Non ha saputo coinvolgere in una partnership la Russia, contro la quale è impantanata in reciproche sanzioni economiche, in seguito alla mala gestione della questione ucraina.


I 3 Presidenti della UE + Mrs. PECS:
Jean-Claude Juncker, Martin Schulz, Donald Tusk, Federica Mogherini
Conclusioni
Non credo che la UE sia in grado di uscire dalla crisi in cui versa da decenni e che la BrExit ha solo reso palese. Non lo credo perché mancano leader politici all'altezza della situazione. Manca una valutazione sobria e condivisa della realtà, che sappia coniugare realismo e profezia.
Non lo crede più nemmeno la Chiesa Cattolica che con il pontificato Bergoglio, il papa preso dalla fine del mondo, ha abbandonato il rapporto privilegiato con l'Europa, da lei partorita, per andare verso le periferie del mondo e dedicare le proprie energie alle Chiese emergenti dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania e forse delle Americhe.
L'Europa o riscopre la propria identità radicata nel cristianesimo, e sostanziata nel dialogo tra Bibbia e Filosofia, tra Fede e Ragione, tra Gerusalemme, Atene e Roma, oppure è spacciata, finita. Questa è stata la visione profetica di san Giovanni Paolo II e l'insegnamento di Benedetto XVI. Ma appunto, fu.

lunedì 11 luglio 2016

SEGNI DEI TEMPI

I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: "Quando si fa sera, voi dite: "Bel tempo, perché il cielo rosseggia"; e al mattino: "Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo". Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona". Li lasciò e se ne andò. (Mt 16,1-4)

"Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?"
Dunque, questa è la domanda in cui Gesù nomina i segni dei tempi. Cosa intendeva il nostro amato salvatore con tale formula? Egli aveva già compiuto segni e prodigi che confermavano la sua parola e i suoi insegnamenti, azioni e parole erano coerenti tra loro nel testimoniare che lui era il Messia, il Figlio di Dio, il Benedetto. E ancora c'è chi gli chiede un segno celeste. Allora, oggi e sempre egli ironizza, mettendo in luce la contraddizione tra la capacità universale dell'uomo di giudicare l'aspetto del cielo, ovvero la capacità umana di distinguere il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto, il bene dal male e la richiesta alla Luce di altra luce, al Segno di Dio di un'altro segno celeste. Questa è la cecità di chi pretende di vedere e perciò il suo peccato rimane nella presunzione di vedere (Gv 9).
I Segni permettono di riconoscere i Tempi, tra loro qualitativamente diversi per la presenza efficace del Messia. A questa novità si riferisce la dichiarazione iniziale di Gesù: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel vangelo" (Mc 1,15). Il tempo è compiuto perché Dio Padre ha deciso essere giunto il momento di inviare il suo Messia.
Segni dei tempi non sono le cose che gli uomini sognano, nemmeno ciò che vuole il mondo, ma solo e soltanto ciò che Dio ha deciso quale Signore della storia.

Ecco quali segni dei tempi io vedo.
Alcuni sono buoni segni, altri no.

1. apparizioni di Maria
Negli ultimi 100 anni sono numerose e chiedono sempre preghiera e digiuno, penitenza e riparazione. Purtroppo devo constatare che molti uomini di chiesa, riguardo alle mariofanie, disprezzano le profezie e spengono lo Spirito con grave danno per sé e per la chiesa, piuttosto che vagliare ogni cosa, onde tenere ciò che è buono, secondo quanto prescrive san Paolo (1Tess 5,19-21).

2. apostasia dell'Europa
L'Europa sta rinnegando le sue radici cristiane. Estirpare le proprie radici non è mai una scelta oculata, perché è dalle radici che sale la linfa vitale. Iniziata dalle elitè intellettuali, ora questo rifiuto della propria identità, esplicito o silenzioso, pervade ogni strato sociale e costituisce un nuovo ethos sociale proprio dell'epoca post-cristiana.

3. crisi demografica europea
Iniziata alla fine degli anni settanta è l'esito logico e necessario del segno dei tempi precedente: recise le radici, l'albero di secca. Gli europei non sanno più perché vivere e perciò non fanno più figli. Siamo una società che lentamente, ma nemmeno troppo, sta suicidandosi, perché siamo stati nutriti e ci siamo nutriti di odio sui,  odio di se stessi e se non ci si ama, non si ama il prossimo: il figlio, il marito/moglie, il fratello/sorella, il padre e la madre.

4. caduta incruenta del muro di Berlino 
Il comunismo è scomparso dall'Europa, dove era nato. Scomparso senza spargimento di sangue. Plurali le cause della caduta, ma tra di esse la chiarezza etico-spirituale, la lucidità culturale di san Giovanni Paolo II che sempre ha chiamato bene il bene e male il male, insegnando ai suoi contemporanei ed in particolare agli europei sottomessi alla dittatura del proletariato, che la coscienza umana non può essere incatenata con la forza ed è liberata dalla verità sull'uomo rivelata in Cristo.

5. martiri cristiani
Siamo entrati in una nuova epoca dei martiri. Essi ci sono sempre stati lungo tutti i venti secoli del cristianesimo, ma nel XX e XXI secolo il martirio cristiano è cresciuto a dismisura. In modo frontale e cruento uccidono i cristiani perché tali i regimi comunisti extra-europei e i regimi islamici; in modo subdolo e dalle false apparenze democratiche perseguitano i cristiani i regimi liberal-democratici post-cristiani.

6. sete di Dio dei contemporanei
I contemporanei hanno una enorme sete di Dio. Ma non trovano sorgenti cui abbeverarsi perché una cattiva teologia, dovuta ad una cattiva spiritualità ha avvelenato il quaerere Deum. Da un lato i pastori delle chiese si sono buttati nel sociale, annegando il Vangelo di Dio nella sola lotta contro le ingiustizie. Dall'altro il razionalismo teologico si è perso nella sua pretesa scientificità, perdendo il legame vivo con l'unico suo oggetto, Dio. Solo chi ha incontrato veramente il Dio vivo e vero, può parlare di lui:

L'anno di grazia 1654,

Lunedí, 23 novembre, giorno di san Clemente papa e martire e di altri nel martirologio,
Vigilia di san Crisogono martire e di altri,
Dalle dieci e mezzo circa di sera sino a circa mezzanotte e mezzo,

Fuoco.

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.
Certezza, Certezza. Sentimento. Gioia. Pace.
Dio di Gesú Cristo.
Deum meum et Deum vestrum.
“Il tuo Dio sarà il mio Dio”.
Oblio del mondo e di tutto, fuorché di Dio.
Lo si trova soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.
Grandezza dell'anima umana.
“Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto”.
Ch'io non debba essere separato da lui in eterno.
Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia.
Mi sono separato da lui.
Dereliquerunt me fontes aquae vivae.
“Mio Dio, mi abbandonerai?”.
“Questa è la vita eterna, che essi ti riconoscano solo vero Dio e colui che hai inviato: Gesú Cristo”.

Gesú Cristo.
Gesú Cristo.

Mi sono separato da lui; l'ho fuggito, rinnegato, crocifisso.
Che non debba mai esserne separato.
Lo si conserva soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.
Rinuncia totale e dolce.

Sottomissione intera a Gesú Cristo e al mio direttore.
In gioia per l'eternità per un giorno di esercizio
sulla terra.

Non obliviscar sermones tuos. Amen.

Memoriale di Pascal

venerdì 4 marzo 2016

CONTRO LA NUOVA SCHIAVITU

Roma Circo Massimo, 30 gennaio 2016. Per la prima volta sono sceso a Roma per partecipare ad una manifestazione nazionale. Sono orgoglioso che la mia prima volta sia stato per il Family Day. Lunghi i viaggi di andata e ritorno, con troppe fermate. Commovente la partecipazione alla manifestazione contro il ddl Cirinnà, disegno di legge che sta introducendo nella legislazione italiana le "Unioni civili". Mi sono commoso non per l'imponente partecipazione popolare: non so quanti eravamo e sinceramente non mi interessa, l'enorme Circo Massimo era pieno. Mi sono commoso perchè abbiamo scritto la storia d'Italia, difendendo il diritto di ciascuno di avere un papà ed una mamma, difendendo il diritto di ogni uomo di sapere chi è, conoscendo la propria origine carnale. E ciò con il solo potere della coscienza che riconosce la verità e la proclama, avendo contro le multinazionali che vogliono omologare tutti gli esseri umani, riducendoci a consumatori e a merce di scambio, con i media intenti a plasmare la lingua del mondo nuovo, ove abita l'uomo fattosi dio.

Family Day 30 gennaio 2016 Circo Massimo Roma
Il motivo che mi ha spinto a scendere in piazza è quello di dire NO, un no tondo e chiaro. NO all'adulterazione del matrimonio prodotta dal cosiddetto matrimonio omosex, poichè l'unico matrimonio è quello tra un uomo ed una donna, ove l'uomo diventa sposo e la donna sposa. NO all'aulterazione della famiglia prodotta dalla cosiddetta famiglia omosex, perché l'unica realtà sociale feconda è quando si incontrano la mervigliosa differenza, anche sessuale, poiché solo grazie ai figli la moglie diventa madre ed il marito padre. NO all'adozione dei figli da parte delle coppie omosex, perché ciò legittimerebbe i frutti dell'utero in affitto. Non è sufficiente, infatti, proclamare che in Italia l'utero in affitto è già vietato e promettere che resterà tale, basta avere un bel po' di soldi, andare in quei pochi paesi in cui è consentita la produzione e la commercializzazione dei bambini, tornare in Italia con ciò che si è comprato (un bambino!) e poi chiedere che venga riconosciuto dalla società e dalla legge come proprio figlio. Dove è la differenza con la schiavitù?

Copertina di Charlie Hebdo dedicata alla Gravidanza Per Altri (GPA)
Alcune sparse riflessioni
Ogni NO può essere trasformato in un sì detto al contrario di ciò cui si dice no, ma così facendo ci si illude di avere un denominatore comune con tutti, quando invece non c'è che differenza. Ci si illude che non vi siano nemici, trastullandosi con la pia illusione di essere solo a favore e mai contro. Anche le cento piazzette che il 23 gennaio 2016 hanno manifestato a favore della Cirinnà, hanno detto sì alla famiglia. Un'idea di famiglia adulterata, dove ci sono due padri o due madri, dove ci sono due mariti o due mogli, alla quale bisogna opporre un NO, pacato e fermo. Perché è una idea di famiglia priva di legami con la cruda realtà dei fatti biologici: basta chiedere ad una contadina se i pulcini possono nascere da due galline, oppure, al rustico madriano se due stalloni possono generare un puledro. Questo è materialismo realista, riconoscibile col semplice buon senso. Bisogna dire un NO fermo e pacato all'idea adulterata di famiglia omosex, perché è mera espressione del desiderio, un desiderio delirante di onnipotenza.

Ho preso la decisione definitiva di partecipare al Family Day, dopo aver visto le manovre fatte da una parte della gerarchia ecclesiastica contro il Family Day, nel tentativo di affossarlo o silenziarlo. Interventi politicanti di alcuni vescovi che contraddicono sia l'insegnamento del Concilio Vaticano II, per il quale spetta ai laici cattolici la responsabilità di scegliere la politica che la loro coscienza rettamente formata reputa migliore, sia gli ordini di papa Francesco alla Chiesa italiana, comunicati al Convegno ecclesiale di Firenze: no a vescovi guide politiche, sì a vescovi pastori. Bene, speriamo che alle parole seguano i fatti. Nell'attesa mi domando se ciò valga per tutte le questioni politiche o solo per alcune? Nella prima ipotesi, ovvero su tutte le questioni politiche i vescovi, proprio per essere pastori e non guide, tacciono, non rischiano di rinchiudersi nelle sagrestie, finendo per ammuffire d'incenso più che puzzare di pecore, il profumo auspicato dal vescovo di Roma per tutti i pastori? Nella seconda ipotesi, ovvero se vale solo per alcune questioni politiche, chi decide quali siano i temi meritevoli di un intervento della gerarchia ecclesiastica e in base a quali criteri? L'ecologismo? La giustizia sociale? La bioetica? La domanda rivolta dallo scriba a Gesù: "Qual'è il primo di tutti i comandamenti?" (Mc 12,28) rivela che è necessario mettere ordine e riconoscere tra i diversi valori e principi presenti nell'agone politico, una gerarchia. Tra tutte le questioni politiche odierne, qual'è la prima? La formula dei "principi non negoziabili", che pare già passata di moda, indica una priorità sulla quale possono convergere credenti e non credenti, perché si fonda sulla comune ragione umana, facoltà capace di discernere il bene ed il male.


Il nome inventato dal legislatore "Unioni civili" è una formula degna del Ministero della Verità di orwelliana memoria; serve per indicare il cosiddetto matrimonio omosex, senza il coraggio di dirlo a chiare lettere, bensì con l'arroganza condita d'ipocrisia, facendolo in modo subdolo. Cosa vuol dire l'aggettivo "civile" che il legislatore attribuisce a queste unioni? Significa che solo le unioni omosex sono civili, mentre tutte le altre sono incivili? Ovvero, civile si riferisce al fatto che l'unione di due uomini o di due donne, sarà dichiarata dagli ufficiali dello stato civile e non da ministri religiosi? Avrà quindi una validità civilistica, indefinibile oltre il mero sentimento umano, rispetto al quale non si comprende la necessità che venga riconosciuto dalla società e dallo stato, dato che per le sole coppie omosex civilmente unite non è previsto il dovere della fedeltà, perché? Tale diritto all'infedeltà, da un lato contraddice il sentimento d'amore che si vuol riconosciuto e civilmente costituito in unione civile con diritti e doveri, dall'altro discrimina tutte le altre coppie per le quali continua a valere il dovere giusto e salutare della fedeltà. Oppure è l'escamotage per superare il vincolo matematico costituito dalla coppia e aprire cosi alla poligamia/poliandria, un limite che è già stato superato attraverso le sentenze di giudici in Belgio ed in Brasile.


Da decenni il matrimonio è sottoposto ad un bombardamento critico, quotidianamente descritto come luogo di violenza domestica, in cui si consuma l'ipocrisia borghese e su cui poggiano le fondamenta della società repressiva. Al suo posto viene celebrato l'amore libero da ogni vincolo sociale, frutto del desiderio infinito dell'anima umana, disincarnata da ogni legame che la renda stabile e le dia serenità. Il matrimonio è dannato come tomba dell'amore, mentre le coppie devono essere aperte, ovvero infedeli al proprio partner per essere fedeli solo ai propri impulsi; cosicchè ora ci si sposa sempre meno, sia in chiesa che in comune, e si preferisce convivere, liquidità della vita di relazione, ovvero liquidazione delle relazioni. Perché questo desiderio compulsivo di approvazione sociale per i legami omosex? Dov'è finita la lotta della controcultura omosessuale degli anni '70 contro l'omologazione e per affermarsi come alternativa? Cosa nasconde questo bisogno dell'animo umano di molti omosessuali di vedersi approvati dalla società? C'è forse un disagio, un conflitto interiore, una oscura intuizione che qualcosa non vada poi così bene?

Cosa c'è di sinistra nel promuovere pseudodiritti, egoistici e borghesi, di pochi individui ricchi? Come rientra nel cammino verso il progresso solidale della società, l'imbarbarimento del sistema riproduttivo umano, che riduce a mera merce di scambio le donne e i figli? Perché la sinistra ha abbandonato la difesa dei più deboli e si prostituisce al potere economico delle multinazionali? Aveva ragione Augusto Del Noce quando previde che il comunismo si sarebbe ridotto a radicalismo individualistico.

Seduta del 2 febbraio 2016 per l'abolizione universale della maternità surrogata
Infine una bella notizia. Il 2 febbraio 2016 presso l'Assemblea Nazionale di Parigi, si è svolto un incontro per promuovere una Convenzione internazionale che metta al bando la maternità surrogata, cioè la pratica sfruttatrice e schiavista dell'utero in affitto. L'incontro ha riunito responsabili politici, delle associazioni femminili e di difesa dei diritti dell'uomo provenienti da tutta l'Europa,  in vista di mostrare e di combattere l'ingiustizia di una pratica sociale che attenta ai diritti fondamentali dell'uomo. L'incontro è stato promosso e organizzato dal CADAC (Collettivo di Associazioni femministe, Sindacati e Partiti politici francesi), dal CLF (Coordinamento di Associazioni Lesbiche francesi) e dal CoRP (Collettivo per il Rispetto della Perrsona). Invito a leggere i documenti ed eventualmente a firmare la petizione all'indirizzo abolition-gpa.org. Una buona fetta della sinistra, del femminismo e del lesbismo francesi si sono mobilitate contro la pratica schiavista dell'utero in affitto. Non è la Polonia cattolica, o le piccole Slovenia e Croazia che coi referendum popolari hanno cancellato il cosiddetto matrimonio omosex, riconoscendo nelle loro Costituzioni che il matrimonio è tra un uomo ed una donna, é la Francia, laica e libera patria dei diritti dell'uomo. Speriamo che anche l'Italia s'alzi a contrastare questa deriva anti umana, in un movimento mondiale contro la mercificazione della gravidanza e dei figli, per il rispetto e la dignità di ogni persona umana: dei figli, delle madri e dei padri.

venerdì 25 dicembre 2015

GIUBILEI

L'otto dicembre 2015 sono ricorsi cinquant'anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II (11 ottobre1962 - 8 dicembre 1965). Un evento capitale nella storia contemporanea della Chiesa Cattolica, quale che sia il giudizio sul Concilio.
Cinquant'anni sono la misura esatta del Giubileo secondo la sacra Scrittura (Lv 25). Misura ampia a sufficienza per giustificare la necessità del Giubileo, quando gli schiavi tornavano liberi  e ciascun figlio d'Israele riceveva di nuovo il possesso della sua porzione di terra promessa ove praticare l'Insegnamento dell'Alleanza, ricevuto sul Sinai.
Trovo ammirevole e di buon auspicio che le date di apertura e chiusura del Concilio Vaticano II siano coincise con due solennità mariane. Trovo profondamente cattolico aver voluto inscrivere il Concilio, dedicato alla Chiesa, tra due feste mariane, collocando così la santa madre Chiesa, come e con Maria santissima, sul fondamento indistruttibile di Cristo, Lumen gentium, e ravvivarne lo zelo nell'annunciare il Vangelo di Dio agli uomini contemporanei.


Sacra Famiglia, Marko Rupnik sj

Il santo papa bergamasco che convocò il Vaticano II, san Giovanni XXIII, scelse di aprirlo nel giorno della divina Maternità di Maria, dogma riconosciuto nel 431 ad Efeso dal terzo Concilio ecumenico che dichiarando Maria "madre di Dio" e condannando la formula "madre di Cristo", difese ed affermò l'unità ipostatica del Figlio e Verbo di Dio incarnato nell'uomo Gesù Cristo.


san Giovanni XXIII apre il Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962

Il beato papa bresciano che condusse a termine il Concilio, il beato Paolo VI, scelse di chiuderlo nel giorno dell'Immacolata concezione, dogma proclamato da san Pio IX nel 1854 che sancisce essere verità necessaria alla salvezza credere che Maria é stata preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento, non per suo merito ma esclusivamente in previsione dei meriti di Cristo suo figlio.


beato Paolo VI chiude il Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965
Come scrive papa Francesco nella bolla d'indizione: "Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti. L’Anno Santo si aprirà l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione. Questa festa liturgica indica il modo dell’agire di Dio fin dai primordi della nostra storia. [...] Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II." (Misericordiae Vultus).
Questo é il modo cattolico di celebrare un anniversario: annunciare agli uomini tutti il dono di Grazia del Vangelo e fare appello alla libertá degli uomini perché si convertano.

Papa Francesco apre la Porta Santa Vaticana, 8 dicembre 2015

L'otto dicembre 2015 ha compiuto cinquant'anni anche la Comunità di Bose la cui vicenda ebbe inizio il giorno di chiusura del Concilio, quando il giovane neolaureato Enzo Bianchi si ritiró sulla Serra, avviando l'esperienza monastica ecumenica di Bose. Ma per questo anniversario niente festeggiamenti, come ha scritto Enzo Bianchi nella lettera agli amici (Qîqājôn n. 60), tradizionalmente firmata dai fratelli e dalle sorelle e non dal solo priore.
Una lettera che mi ha lasciato sconcertato, allibito e senza parole. Per rispetto verso il suo autore, mi astengo dal commentarla pubblicamente,  ma chiedo per lui fervide preghiere in questo Giubileo della misericordia.


Enzo Bianchi priore di Bose




sabato 4 ottobre 2014

Paolo VI, un papa nella tempesta

Ho partecipato con vivo interesse all'incontro di ieri sera su Paolo VI proposto dalla Fondazione san Benedetto e che ha visto riuniti il direttore del Giornale di Brescia, Giacomo Scanzi e il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara.



Calzante è la proposta di Scanzi che individua nel tema della modernità la chiave di lettura del pontificato di Montini. Direi tema più ambivalente che ambiguo. A maggior ragione se declinato come " poetica del camminare accanto all'uomo moderno con amicizia". Chiedo però se questa scelta di fondo di Paolo VI, ovvero di essere compagno dell'uomo in nome dell'amicizia, sia sufficiente, allora come oggi.

Sempre più chiaro emerge, e nella vita sociale e nella cultura attuali, che l'uomo moderno odia l'umano, sia l'umano che è in lui sia quello che è nell'altro. Che fare quando quest'uomo moderno accompagnato con amicizia dalla Chiesa uccide l'umano in sé e nell'altro?
Forse bisogna ricominciare a ricostruire dalle fondamenta la civiltà umana, sempre che non sia troppo tardi. Opera immane. Ci sono macerie da eliminare, cose preziose da recuperare, ripari di fortuna da approntare per proteggere i più deboli e nel contempo difenderci da chi continua a seminare odio per l'uomo e bombarda l'umanità con idee e azioni antiumane. Il card. de Lubac sj nel lontano 1943 identificava nell'ateismo, in particolare in Feuerbach, Compte e Nietzsche, la radice intellettuale dell'antiumenesimo (Il dramma dell'umanesimo ateo). Non si può prescindere dal giudizio, checchè ne dica papa Francesco, per rispetto della comune dignità umana e proprio per poter allestire un ospedale da campo che curi l'uomo ferito e non semplicemente ne sedi dolore e disagio. Infatti ogni cura presuppone una diagnosi in vista di una prognosi, tutte operazioni intellettuali proprie dell'arte medica che sono esercizi del giudicare. Viceversa il medico pietoso fa il malato gangrenoso. Il medico sceglie la via larga e facile della pietà quando dice ciò che il malato vuol sentirsi dire e non in scienza e coscienza quello che è giusto perché vero.
Che fare quando la via intrapresa dall'uomo moderno ha come meta il male e la morte?
Come si declina la compagnia amichevole della Chiesa per l'uomo moderno quando esso si rivela malvagio, mortifero e mortale?
Compagnia silenziosa e simpatetica, perciò sciapa ed inutile, oppure compagnia che mette sull'avviso anche alzando la voce, ma egualmente inutile perché inascoltata?
Fin dove deve spingersi la scelta di accompagnare l'uomo moderno sulle sue vie (la modernità secondo Del Noce è qualificata da scristianizzazione, antimetafisica, laicizzazione della fede)? Anche fino al punto di tradire se stessi, rinnegando la propria identità e la propria storia, annichilendosi nel vuoto mainstream del pensiero dominante, un pensiero così indebolito dal pensiero debole da non essere più pensiero ma chiacchiera rumorosa in cui la tecnoscienza domina incontrastata? Oppure bisogna custodire responsabilmente il dovere di obbedire alla coscienza illuminata dalla Verità?

Vera è la constatazione fatta da Ferrara circa la decisione di Paolo VI che non volle più scrivere alcuna enciclica dopo le contestazioni cui fu umiliato a causa dell' Humanae Vitae (1968), per non diventare causa di divisioni nella Chiesa. Vera e molto triste, perché ingiusta fu la contestazione e rinunciataria la reazione papale. Gesù disse: " Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre [...] e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa" (Mt 10,34-36).




Talvolta le polemiche sono inutili perché sterili, altre volte sono necessarie e vanno combattute senza paura.
Complimenti alla fondazione san Benedetto per aver invitato Ferrara e Scanzi a dialogare su Paolo VI.
Come un marziano, ho scoperto solo nell'Aula Magna della Cattolica, dove si è svolto l'incontro, delle polemiche che hanno animato il peteguless della provinciale città di Brescia, anzi, dei provinciali cattolici bresciani. Su queste acide zitelle emerge per signorilità ed umanità Giuliano Ferrara.
Riflettendo sulla situazione ho catalogato due tipi di non credenti e altresì due tipi di credenti.
C'è il non credente felice e soddisfatto della sua miscredenza nella quale orgoglioso crede, incosciente dell'autocontraddizione; di solito costoro odiano visceralmente il corpo di Cristo.
Il secondo tipo di non credente è infelice perché conscio di non avere qualcosa in cui credere cerca e desidera e quasi invidia il credente, non perché tale, ma perché ha trovato.
C'è il credente infelice e insoddisfatto perché non ama la verità in cui gli tocca credere suo malgrado e invidia il miscredente felice e lo cerca perché gli sia maestro.
Infine c'è il credente felice perché ama umilmente la verità che l'ha trovato.
Mentre il credente infelice cerca il miscredente felice, il miscredente infelice cerca il credente felice.

domenica 28 settembre 2014

Paolo VI beato



Sono un cattolico bresciano, nato quattro mesi prima della conclusione del Concilio Vaticano II, e mi vanto di aver ricevuto al fonte battesimale il nome dell’apostolo delle genti e ciò in onore di papa Montini che due anni prima aveva scelto il nome di Paolo per esprimere: “l'ansia missionaria per la diffusione universale, chiara, suadente dell'Evangelo” come il neoeletto disse nel suo primo messaggio rivolto all’intera famiglia umana (22 giugno 1963). Così dal 19 ottobre 2014 avrò un altro patrono in cielo, accanto a san Paolo apostolo, il beato papa Paolo VI.
La beatificazione di Paolo VI cade in occasione del Sinodo dei Vescovi che si terrà sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione. Tre elementi che hanno radici nell’opera di papa Montini: il Sinodo dei Vescovi, la famiglia e l’evangelizzazione. Il Sinodo dei Vescovi fu istituito da Paolo VI “per dare ai vescovi la possibilità di prendere parte in maniera più evidente e più efficace alla Nostra sollecitudine per la Chiesa universale” (Apostolica sollicitudo) e lo volle come: “consiglio permanente di Vescovi per la Chiesa universale, soggetto direttamente ed immediatamente alla Nostra potestà”. La famiglia è elemento centrale dell’HumanaeVitae, enciclica dedicata al “dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore” (HV 1). Tale Enciclica divenne la più contestata della storia ecclesiastica sulla quale si coagularono così tante critiche da indurre il prolifico autore nonché papa Montini a cessare di scriverne, mentre nei primi cinque anni di pontificato aveva scritto ben sei Encicliche. L’evangelizzazione fu uno degli assi portanti del suo pontificato, oltre al nome scelto come Sommo Pontefice, egli come novello apostolo delle genti ricominciò i viaggi apostolici per portare ad ogni uomo e a tutto l’uomo il Vangelo di Gesù Cristo.

Papa Paolo VI 21.VI.1963-6.VIII.1978

Ma se si vuole onorare in spirito e verità la memoria di questo grande papa del XX secolo, la Santa Madre Chiesa deve  intraprendere un serio esame di coscienza, per giudicare davanti a Dio il comportamento tenuto dalla Chiesa e dai suoi membri nei confronti di papa Paolo VI per fare ammenda pubblicamente e sinceramente del male arrecatogli e così arrecato alla causa del Vangelo. Solo così onoreremo sinceramente il papa bresciano e renderemo giustizia al suo pontificato. Non ha senso metterlo sugli altari per continuare nell’opera infausta di tradimento dei suoi insegnamenti. Bisogna fare un’operazione di verità sul suo pontificato che si svolse in anni cruciali per la Chiesa e per l’umanità, gli anni '60 e '70 del secolo scorso. Anni in cui continuò lo scontro tra i due blocchi. Nel blocco orientale i regimi comunisti perseguitarono violentemente e frontalmente la Chiesa, cercando di estirpare Dio dal cuore dell’uomo e della società, e formare l’uomo nuovo. Nel blocco occidentale l’opera di scristianizzazione si svolgeva e prosegue fino ad oggi in modo non violento e subdolo, riducendo gli spazi a disposizione della dimensione religiosa umana e del fatto cristiano alle sole parrocchie, poi alla sagrestia, infine alla coscienza individuale, cercando di rendere la questione di Dio irrilevante perché insignificante, al più un mero reperto del passato. Mentre il comunismo stava ancora dilatando i suoi spazi nelle periferie del mondo, il colonialismo ottocentesco stava smobilitando con il lungo processo della decolonizzazione e della formazione di nuovi Stati nel terzo e quarto mondo. Nel primo mondo, dal 1968 in poi, una nuova crisi sociale, politica e culturale travolse società uscite da poco dalla ricostruzione post bellica, in Italia la società si stavano inurbando in seguito al rapido processo di industrializzazione. Anni cruciali anche per la Chiesa, la cui vita venne segnata dal Concilio Vaticano II e dalla riforma liturgica che bene o male ne scaturì; dalla partecipazione ufficiale della Chiesa Cattolica al movimento ecumenico; dalla riformulazione della dottrina e della pastorale; dalla grave crisi delle vocazioni sacerdotali e degli antichi ordini religiosi e dalla crescita dei movimenti nella Chiesa; dalla conversione della Chiesa e del cristianesimo da fenomeno prevalentemente occidentale, a fenomeno mondiale; la fiammata della teologia della liberazione.
 
Basilica Vaticana 7 dicembre 1965, Paolo VI alla chiusura del Concilio Vaticano II
Paolo VI viene spesso chiamato papa del Concilio. Definizione ambigua che richiede d'essere precisata. Montini fu uno dei due papi del Concilio Vaticano II assieme a papa Roncalli che il Concilio lo convocò e ne guidò il primo periodo (1962-63). Paolo VI riconvocò il Concilio, lo guidò nei successivi tre periodi (1963-65) e approvò i sedici documenti conciliari; solo grazie alla sua vigilanza, lungimirante e cattolica, tutti i documenti del Concilio vennero approvati a stragrande maggioranza, quasi all’unanimità, evitando così il rischio gravissimo di una scisma. Fu sicuramente un papa del Concilio reale che si svolse nella Basilica Vaticana e che parlò per mezzo dei suoi testi, mentre non fu mai il papa del pseudo-concilio che si svolse sui media e che prese il sopravvento nell’opinione pubblica del mondo e nella giovanissima opinione pubblica della Chiesa. Anzi, Paolo VI fu subito la bestia nera dei fautori dello spirito del Concilio, spirito evanescente, disincarnato e molto utopico, come andava di gran moda negli anni '60 del secolo scorso. Papa Montini impose la Nota esplicativa previa alla Costituzione dogmatica sulla Chiesa, con cui collocò la collegialità episcopale dentro e sotto il primato petrino del vescovo di Roma, in continuità con la Tradizione cattolica ed in particolare con il Concilio Vaticano I. Perciò i fautori dello spirito del Concilio lo considerarono traditore del loro concilio e iniziarono a contrapporlo all’altro papa del Concilio, a san Giovanni XXIII, cosa che si ripeté ad ogni papa successivo, essendo sempre meglio il papa appena morto del papa regnante. Quindi da buon bresciano coi piedi per terra, seppur raffinato intellettuale, Paolo VI fu il papa del Concilio reale, un Concilio da interpretare e da attuare nel solco della Tradizione, come insegnato da Bendetto XVI.

Basilica Vaticana 29 settembre 1963, Paolo VI intronizza i Vangeli all'inizio della II Sessione Concilio Vaticano II


Paolo VI ha unito indelebilmente il suo nome alla riforma liturgica scaturita dal Concilio Vaticano II, avendo promulgato tutti i libri liturgici riformati secondo i decreti di quel Concilio. Come tutte le opere umane, anche quelle ispirate da Dio, pure la riforma liturgica nata dal Vaticano II è perfettibile e deve essere valutata sia riguardo alla coerenza coi decreti conciliari, sia riguardo ai frutti spirituali che ha portato. Un impegno, questo, enorme che sarà svolto negli anni a venire. Mi permetto solo alcune considerazioni che sono il mio modestissimo contributo a tale messa a punto.
Trovo errata la decisione di togliere dal Salterio liturgico i Salmi ed i versetti imprecatori, come stabilito dalla Costituzione Apostolica Laudis Canticum: “In questa nuova distribuzione dei salmi sono stati omessi alcuni salmi e versetti dall'espressione alquanto dura, tenendo presenti specialmente le difficoltà che potrebbero nascere dalla loro celebrazione in una lingua moderna”(LC 4). Di fatto il Salterio liturgico attualmente in uso nella Chiesa Cattolica è filomarcionita, per suo tramite tale antica eresia si è nuovamente introdotta nella Chiesa. Sono state omesse dal Breviario quelle parole di Dio giudicate dure. Così facendo non si accetta di stare sotto il giudizio di Dio che parla, ma si osa giudicarne le parole, imitando non il divino Maestro, ma quei discepoli che dopo aver ascoltato il discorso sul pane di vita nella Sinagoga di Cafarnao dissero: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?” (Gv 6,60). Siffatta scelta arrogante e al contempo rinunciataria si ripercuote e si moltiplica in altri ambiti della vita della Chiesa, divenuta incapace di chiedere impegno serio e responsabile ai suoi membri. L’uomo cerca la sfida, desidera essere messo alla prova, vuole impegnarsi a superare i suoi limiti e se non trova ciò dalla Chiesa, lo cerca altrove.

Paolo VI orante
 La riforma del Rito della Messa si caratterizza per due novità principali, pur non riducendosi ad esse: l’abbandono del latino come unica lingua liturgica per adottare le lingue vernacolari; il cambio di direzione del sacerdote, dall’essere rivolto verso il Signore all’essere rivolto verso il popolo. In particolare questo cambio di orientamento è stato decisivo nel marcare il cambiamento tra l’una e l’altra forma del Rito. Mi pare che la soluzione adottata non sia affatto soddisfacente. Essa pecca, esattamente come la precedente, di parzialità e di staticità, rappresentando una sola metà della mediazione di Cristo. Nella forma straordinaria del Rito Romano il sacerdote rappresenta esclusivamente il popolo che prega rivolto a Dio, mentre nella forma ordinaria del medesimo e unico Rito rappresenta esclusivamente Dio che si rivolge al popolo. Viceversa il ruolo del sacerdote nella Liturgia Eucaristica è di agire nella persona di Cristo capo, rappresentando dal vivo l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, la cui mediazione consta di due movimenti inseparabili e distinti: essere Dio per gli uomini ed essere uomo per Dio. La mediazione di Cristo si fonda sulla divina incarnazione del Verbo ed esprime la sua passione, morte, resurrezione e ascensione. Per rappresentare visibilmente tale mediazione di Cristo, il sacerdote dovrebbe rivolgersi ora verso il popolo, ora verso il Signore: rivolto al popolo quando rappresenta la rivelazione di Dio avvenuta in Cristo, rivolto al Signore Dio quando rappresenta l’umanità redenta da Cristo che prega il Padre. Quindi il sacerdote dovrebbe girare attorno all’altare e non stare fermo in una sola posizione, perché Cristo, al cui mistero sacerdotale appartiene, non è solo Dio né solo uomo, ma è Dio e Uomo.

Gerusalemme 5 gennaio 1964, PaoloVI e Atenagora
New York 4 ottobre 1965, Paolo VI parla all'ONU
Paolo VI è stato il papa del dialogo, dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo, come egli  scrisse mirabilmente nell’Ecclesiam suam, enciclica programmatica del suo pontificato. Dialogò ininterrottamente con tutti, esercitando le doti umane e spirituali affinate nei lunghi anni al servizio della Chiesa. Paolo VI ha elencato gli interlocutori del dialogo ai quali la Chiesa desidera rivolgersi, con la bella figura dei cerchi concentrici che si formano sull’acqua, partendo dall’esterno il primo cerchio sono gli uomini, poi i credenti in Dio, quindi i cristiani fratelli separati, infine i figli della Chiesa Cattolica. Purtroppo fu un dialogo presto interrotto! Paolo VI non cambiò idea, non smise di credere nel dialogo e di praticarlo nonostante molte porte gli furono chiuse in faccia. Rimase un convinto assertore del dialogo fin dentro la tragedia del terrorismo che insanguinò quel periodo della storia italiana, stagione culminata nel sequestro Moro, ucciso dai terroristi delle Brigate Rosse. Restano indelebili ed inascoltate le parole con cui si rivolse prima agli uomini delle BR e poi, poco dopo, a Dio. Il dialogo da lui pensato per riconciliare la Chiesa con il mondo abortì perché l'interlocutore non era interessato a dialogare con la Chiesa. Accadde nuovamente quello che era già successo all’apostolo Paolo quando parlò all’agora ateniese: “Quando sentirono parlare di resurrezione dei morti alcuni lo deridevano, altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un'altra volta»” (At 17, 32). Paolo VI venne e viene deriso dai figli della Chiesa Cattolica, cardinali, vescovi, preti, religiosi e laici che contestarono e rifiutarono l’Humanae Vitae senza per questo subire alcuna conseguenza, ma venendo osannati dalla stampa e dagli intellettuali: “Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6,26).
Il nodo tuttora irrisolto è appunto il dialogo interrotto perché rifiutato. Al rifiuto patito Paolo VI reagì da buon cattolico lombardo e perciò inevitabilmente borghese, facendo penitenza personale:  indossò il cilicio fino alla morte. Ma ciò non è una soluzione, al massimo è una soluzione temporanea o parte di una soluzione ancora da trovare. Cosa deve fare la Chiesa se il mondo contemporaneo la ignora, la deride, la elimina?

Roma 13 maggio 1978, Paolo VI alla messa in suffragio di Aldo Moro